Ergastolo per il delitto Mazzotti e affari a San Siro: fermato Calabrò mentre tentava di volare in Calabria

Omicidio Mazzotti, fermato Giuseppe Calabrò: aveva prenotato un aereo dopo la condanna all’ergastolo. È ritenuto il “mediatore” degli affari illeciti a San Siro.

Le manette sono scattate a meno di 48 ore dalla sentenza che lo ha condannato al carcere a vita per un delitto di cinquant’anni fa. Giuseppe Calabrò, ritenuto uno dei responsabili del sequestro e dell’omicidio della diciottenne Cristina Mazzotti, è stato fermato giovedì sera dalla Squadra Mobile e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Milano. Secondo la Procura, l’uomo era pronto alla fuga: aveva già prenotato un volo per Reggio Calabria, previsto per le 8.35 di sabato mattina, probabilmente per sfruttare una rete di protezione pronta a garantirgli la latitanza.

Il fermo, disposto dai pubblici ministeri della Dda Paolo Storari, Stefano Ammendola e Pasquale Addesso, non nasce solo dal pericolo di fuga legato alla condanna per i fatti del 1975, ma si intreccia con l’attualità criminale milanese. Calabrò, infatti, non è considerato solo un “fantasma” del passato, ma una figura centrale nelle recenti inchieste sulle curve di San Siro. Dalle indagini emerge il suo ruolo di “mediatore tra famiglie” della ‘ndrangheta interessate alla gestione dei ricavi illeciti dello stadio Meazza. Un profilo criminale di alto livello, capace di garantire con “atti violenti” il dominio di figure chiave del tifo organizzato interista e di stringere alleanze per la scalata alla curva sud del Milan.

Secondo gli inquirenti, Calabrò godrebbe di «una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento». Una struttura organizzativa capillare che avrebbe potuto renderlo irreperibile dopo la sentenza della Corte d’Assise di Como, che mercoledì lo ha riconosciuto colpevole di aver fatto parte del commando che rapì Cristina Mazzotti a Eupilio la sera del 30 giugno 1975. La giovane morì segregata in una buca, stordita da farmaci ed eccitanti; Calabrò, secondo l’accusa, fu colui che le puntò la pistola contro al momento del rapimento.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione