
Un presunto attacco su larga scala, condotto secondo le Idf da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha colpito circa 500 obiettivi militari in tutto il Paese, provocando, secondo fonti locali, un bilancio di vittime che le autorità sanitarie stimano in 201 decessi e oltre 700 feriti.
L’operazione militare odierna segna una fase nuova e intensa del conflitto in Medio Oriente. Le Idf israeliane hanno confermato l’impiego di circa 200 caccia, che hanno sganciato munizioni su 500 obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale. Tra i siti colpiti figurano lanciatori di missili balistici e sistemi di difesa aerea. L’esercito definisce questa sortita come la più grande nella storia dell’aviazione israeliana, pianificata per ottenere la superiorità aerea sui cieli iraniani e neutralizzare la capacità offensiva del regime.
La Mezzaluna Rossa locale riferisce un presunto bilancio di 201 morti e 747 feriti, con raid che avrebbero interessato 24 province. Le tensioni si riflettono subito sui mercati finanziari. Il timore di un’escalation che possa bloccare lo stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il 20% del petrolio mondiale, sta già spingendo le previsioni degli analisti verso un aumento significativo del costo del greggio. Gli esperti indicano che il prezzo al barile potrebbe salire rapidamente, con stime che variano dai 90 ai 100 dollari in caso di conflitto prolungato.
Questo evento arriva al termine di una spirale di tensioni che si protrae da oltre quindici anni. Il conflitto, iniziato come una guerra nell’ombra tra sabotaggi e attacchi informatici, si è trasformato negli ultimi due anni in uno scontro aperto. Le diplomazie internazionali osservano con preoccupazione gli sviluppi, mentre il governo statunitense, attraverso le parole di Donald Trump, ha ribadito l’obiettivo di impedire lo sviluppo dell’atomica iraniana, invitando la popolazione locale a prendere in mano il proprio destino.