Il paradosso siciliano: 2,5 milioni di cittadini esclusi dalla rottamazione delle cartelle comunali

Ars e Anci lanciano l’allarme: un vuoto normativo rischia di tagliare fuori l’Isola dalla pace fiscale sui tributi locali. Chiesto un intervento urgente nel Milleproroghe.

Il paradosso della rottamazione in Sicilia: 2,5 milioni di cittadini esclusi dagli sconti sulle tasse comunali. Abbate: “Provvedimento monco, serve correggere il tiro a Roma”.

Mentre a Roma si lavora al decreto Milleproroghe per alleggerire la pressione fiscale su famiglie e imprese, la Sicilia rischia di rimanere ferma al palo, prigioniera di un’architettura della riscossione che penalizza i contribuenti isolani. È un vero e proprio “paradosso fiscale” quello denunciato dall’Ars e dall’Anci: nonostante il varo della rottamazione-quinquies, circa 2,5 milioni di siciliani potrebbero restare esclusi dai benefici per le tasse comunali. La causa? Un cortocircuito normativo nella gestione dei tributi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader), che rende l’Isola un caso unico – e negativo – nel panorama nazionale.

A sollevare la questione è Ignazio Abbate, presidente della commissione Affari istituzionali dell’Ars, che non usa mezzi termini: «L’attuale rottamazione risulta monca e non incide pienamente sulla vita quotidiana dei siciliani». Con la scadenza fissata al 30 aprile, il tempo stringe. «Assistiamo a un paradosso: chi ha debiti verso lo Stato può accedere a sconti su sanzioni e interessi, mentre chi ha pendenze con i Comuni gestite tramite Ader resta escluso», spiega Abbate. Questo meccanismo crea un circolo vizioso che blocca le cartelle esattoriali miste e disincentiva i cittadini dal regolarizzare la propria posizione.

Sulla stessa linea l’Anci Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano sottolineano l’urgenza di una modifica legislativa, soprattutto in un momento reso critico dai recenti danni del maltempo. «L’attuale quadro legislativo esclude dalla definizione agevolata i carichi affidati all’Ader da parte degli enti locali», spiegano i vertici dell’associazione, evidenziando come questo sia «un danno anche per gli stessi Comuni», che vedono sfumare la possibilità di incassare crediti pregressi.

La soluzione passa ora per il governo nazionale. La Commissione e l’Anci chiederanno formalmente, tramite la Regione, l’inserimento di un correttivo nel decreto Milleproroghe. «Sbloccare queste posizioni significa non solo dare ossigeno a famiglie e imprese ma anche consentire ai Comuni di incassare crediti da reinvestire in servizi essenziali», conclude Abbate.

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Redazione