Settant’anni di risate e applausi: Tuccio Musumeci si confessa nel libro “Tuccio l’eterno”

Un secolo di teatro e settant’anni di carriera racchiusi in un volume che svela l’uomo dietro la maschera: dall’infanzia sotto le bombe ai trionfi con Turi Ferro e Pipino il Breve.

“Tuccio l’eterno”, il romanzo di una vita: Musumeci si racconta senza filtri. Dagli esordi con Baudo al set con Ficarra e Picone, la storia di un attore che ha fatto ridere (e pensare) l’Italia.

C’è dentro quasi un secolo di storia dello spettacolo, tra tavole del palcoscenico che scricchiolano e macchine da presa che immortalano smorfie inconfondibili. Esce per Bonfirraro Editore “Tuccio l’eterno. Il romanzo della vita di Tuccio Musumeci”, un’opera che non è solo una biografia, ma un viaggio sentimentale nella carriera di uno dei più grandi caratteristi italiani. A raccogliere le confidenze dell’attore è il giornalista e scrittore Valerio Musumeci (nessuna parentela, come tiene a precisare lo stesso Tuccio con la sua ironia tagliente: «Non è neanche un raccomandato, ma mi ha fatto talmente tante domande che alla fine lo temevo»).

Nato nel 1937 e registrato all’anagrafe come Concetto – un dettaglio che in pochi conoscono – Tuccio Musumeci attraversa le epoche con la leggerezza dei grandi. Il libro ripercorre tutto: l’infanzia sotto il fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, le speranze del Dopoguerra e quella carriera iniziata quasi per gioco accanto a un giovanissimo Pippo Baudo, quando ancora non aveva vent’anni. Poi l’esplosione allo Stabile di Catania, dove “pestava” i testi di Pirandello nel Berretto a sonagli accanto al gigante Turi Ferro, imponendosi con una mimica facciale unica, capace di far parlare occhi, naso e gola senza bisogno di parole.

Il volume è arricchito dalle incursioni esclusive di amici e colleghi come Leo Gullotta, Fioretta Mari, Claudio Fava e Gaetano Savatteri. Si va dal cinema d’autore con Lina Wertmüller (che lo volle per Mimì metallurgico) e Gianni Amelio (Porte Aperte), fino alla popolarità televisiva con Makari e alle risate con i “nipotini” Ficarra e Picone ne La Matassa. Ma il cuore pulsante resta il teatro: che sia lo stralunato Re di Francia nel musical cult Pipino il Breve o un personaggio drammatico, Tuccio – come spiega l’autore – «riesce sempre a trovare una strada alternativa agli altri».

A corredo del racconto, una bibliografia accurata e una galleria fotografica con scatti inediti, davanti e dietro il sipario, che restituiscono l’immagine di un innamorato sereno del suo mestiere. Uno di quelli che dal palco non riesci a staccare, «manco se gli spari».

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Redazione