
Scienza e fede a confronto per il futuro del territorio: in Sicilia orientale un convegno interdisciplinare sul valore del paesaggio. Archeologi, teologi e istituzioni si riuniscono il 10 e 11 aprile per discutere di rigenerazione urbana e tutela del sacro, con focus su casi studio dall’Etna agli Iblei e il racconto del Grand Tour.
Venerdì 10 e sabato 11 aprile, la Sicilia orientale diventerà il palcoscenico di un dialogo senza precedenti tra ambiti del sapere spesso distanti. Il convegno “Un Corpus di voci. Scienza e fede, pietra e simbolo” si propone di analizzare il paesaggio etneo, jonico e ibleo non solo come dato geografico, ma come un testo culturale stratificato dove la geologia si intreccia con il sacro e la storia dell’arte con l’urbanistica. L’iniziativa mira a superare la frammentazione disciplinare per offrire proposte operative concrete sulla tutela dei borghi e sulla gestione della bellezza come risorsa politica e sociale.
L’evento si distingue per l’autorevole partecipazione del mondo ecclesiastico, guidata da S.E. Mons. Raspanti, che aprirà i lavori con una riflessione teologica sull’ambiente. Insieme a figure come Don Antonio Agostini e Francesca Paola Massara della Pontificia Facoltà Teologica, la Chiesa si pone come interlocutore attivo sulla dimensione spirituale del territorio. In un raro esempio di convergenza, scienza e fede si misureranno con la complessità del paesaggio, restituendogli la sua natura di crocevia antropologico e storico-artistico.
Tra i relatori di spicco figura Giuseppe D’Urso, Direttore del Parco Archeologico di Catania e della Valle dell’Aci. D’Urso, protagonista di recenti aperture storiche come il Portico dell’Atleta e del successo di Catania Archeofilm, illustrerà le nuove direzioni del modello di gestione del patrimonio siciliano. La compresenza dei vertici di Soprintendenza e Ordine degli Architetti garantisce che il dibattito non resti teorico, ma si traduca in azioni di pianificazione e rigenerazione territoriale post-evento.
Il programma alterna l’analisi accademica al racconto dei luoghi: dall’area di Alburchia al recupero di Borgo Santo Pietro, fino alle archeologie industriali delle fabbriche di limoni sulla costa jonica. Particolare attesa per l’intervento dell’archeologa Rosalba Panvini (Università di Catania), che sabato mattina rievocherà le suggestioni del Grand Tour. Attraverso le memorie di viaggiatori come Goethe e Houel, la studiosa analizzerà il rapporto tra la bellezza antica che incantò l’Europa e le sfide della conservazione nella modernità.
Il convegno non si limita alle mura accademiche, coinvolgendo ricercatori indipendenti e associazioni attive sul campo come BCsicilia, Lipu e Idrotecnica italiana. Questa scelta di metodo riflette la volontà di dialogare con chi vive e trasforma quotidianamente il territorio. L’ingresso alle sessioni è libero, offrendo alla cittadinanza l’opportunità di partecipare a una costellazione di competenze e visioni unica nel suo genere, pensata per restituire consapevolezza a una delle aree più ricche e stratificate del Mediterraneo.