Agata Fiasconaro: «Dalle Madonie a 70 Paesi, ora la sfida è diversificare»

Da Castelbuono a oltre 70 Paesi nel mondo, mantenendo al centro il legame con le Madonie. Agata Fiasconaro, intervistata da noi al Festival del Giornalismo Enogastronomico dei Nebrodi, racconta una storia imprenditoriale iniziata settant’anni fa e cresciuta fino a raggiungere i mercati internazionali.

«La nostra è una realtà che si trova a Castelbuono. Oggi ci troviamo nei Nebrodi, noi invece siamo nelle Madonie. Da un piccolo borgo come Castelbuono le nostre eccellenze oggi vengono consumate in oltre 70 Paesi. Ma l’anima è rimasta quella di 70 anni fa, quando abbiamo iniziato con il nonno, dove tradizione, passione e forte radicamento al territorio rimangono al centro dei nostri valori».

Dalla ricetta meneghina agli ingredienti siciliani

Tra i prodotti che hanno accompagnato la crescita dell’azienda ci sono i lievitati delle ricorrenze e, in particolare, i panettoni.

«Qui in Sicilia ormai da anni produciamo i lievitati da ricorrenza, che sono i panettoni. Sin dall’inizio abbiamo ereditato la ricetta meneghina, ma li abbiamo subito caratterizzati con ingredienti tipici del nostro territorio».

La produzione natalizia parte con largo anticipo proprio per raggiungere i mercati più lontani.

«Siamo ai primi di ottobre, ma la nostra produzione è già avviata da diverso tempo per soddisfare i mercati oltreoceano. Man mano che ci avviciniamo alle festività natalizie andiamo poi a produrre per l’Italia e per i mercati più vicini da raggiungere».

Agata Fiasconaro: «La sfida è la diversificazione»

La stagionalità resta uno degli aspetti sui quali l’azienda sta lavorando. L’obiettivo indicato da Agata Fiasconaro è ampliare le occasioni di consumo dei prodotti del marchio oltre le tradizionali ricorrenze.

«Siamo una realtà estremamente stagionale. La sfida più grande adesso è fare in modo che il nostro consumatore possa consumare i prodotti a brand Fiasconaro non soltanto durante le festività natalizie e pasquali, ma anche come prodotti di consumo giornaliero. Quindi la sfida è la diversificazione».

Il Festival e l’importanza di fare rete

Nel corso dell’intervista c’è spazio anche per il significato della partecipazione al Festival del Giornalismo Enogastronomico dei Nebrodi e per il rapporto tra imprese, produttori e comunicazione.

«Queste sono manifestazioni che hanno diversi scopi. Sicuramente quello di fare rete, non soltanto tra produttori, media e comunicazione, ma anche tra i produttori stessi, perché magari da uno scambio possono nascere delle sinergie tra realtà del territorio».

Per Fiasconaro, comunicare significa anche permettere al consumatore di conoscere meglio ciò che si trova dietro un prodotto.

«Oggi comunicare quello che c’è dietro i prodotti, quello che c’è dietro le aziende, è un modo per ridurre anche la barriera tra il consumatore e l’azienda stessa. Sono eventi che hanno un ruolo importante per valorizzare il territorio, valorizzare le eccellenze e fare in modo che queste eccellenze all’interno del territorio possano fare rete».

«La fuga dei giovani è un problema per la nostra realtà»

Dalla dimensione internazionale dell’azienda il discorso torna a Castelbuono e alle difficoltà che un’impresa incontra quando cerca professionalità specializzate in un piccolo centro.

«Noi oggi ci troviamo a vivere in realtà molto piccole. Siamo a Castelbuono e stiamo subendo anche noi la fuga dei cervelli, la fuga dei giovani. È un problema per la nostra realtà, perché c’è una sorta di contrasto: più si tende alla specializzazione, più è difficile trovare all’interno del nostro territorio figure specializzate o che intendano investire il proprio tempo all’interno del proprio territorio».

Fiasconaro non considera necessariamente negativa un’esperienza lontano dalla propria terra. Può rappresentare un’occasione per formarsi e acquisire nuove competenze. La questione, nella sua analisi, riguarda soprattutto ciò che accade nel lungo periodo.

«Fin quando è una questione di opportunità e quindi circoscritta in un breve periodo, sicuramente è importante perché, andando anche all’esterno o all’estero, si possono accrescere le proprie competenze e le proprie conoscenze. Ma è importante avere una visione non nel breve, ma nel lungo periodo».

Ed è qui che individua uno dei problemi più seri per i piccoli centri.

«Oggi quello che stiamo subendo e stiamo vivendo è lo svuotamento, non solo in termini di occupazione, ma proprio anche in termini culturali, di opportunità e di relazioni».

Creare opportunità per i giovani nei territori

La risposta, secondo Agata Fiasconaro, passa dalla possibilità per i giovani di trovare occasioni professionali anche nei territori dai quali provengono.

«Il messaggio è quello di fare in modo che il giovane possa cogliere delle opportunità all’interno del proprio territorio. Oggi ci sono delle realtà che danno questa possibilità».

Un percorso che richiede tempo e che non riguarda soltanto la crescita individuale.

«Sicuramente è un percorso di crescita insieme, è un investimento di tempo, però è un modo affinché, non soltanto come sfida personale, anche i territori, anche quelli un po’ più isolati, non muoiano nel tempo, ma si possano rigenerare e creare delle eccellenze in contesti meno sviluppati o lontani dalle metropoli».

«Non abbiamo forse la consapevolezza del nostro patrimonio»

Nella parte conclusiva dell’intervista lo sguardo si allarga all’Italia e alla Sicilia. Per Fiasconaro, nel settore enogastronomico il Paese può contare su un patrimonio molto forte, ma non sempre riesce a sfruttarne pienamente le possibilità.

«L’Italia sicuramente nel nostro mondo, che è quello dell’enogastronomia, se la gioca molto bene. Vengono meno alcuni elementi affinché il patrimonio che abbiamo, che è immenso, culturale, enogastronomico e non solo, possa essere sviluppato e strutturato da renderci veramente forti».

Il nodo torna ancora una volta sulla capacità di riconoscere il valore delle risorse disponibili e di lavorare insieme.

«È come se non avessimo forse la consapevolezza dell’importanza del nostro patrimonio. Magari ci si perde nelle burocrazie, ci si perde nel non metterci insieme e questo fa in modo che il tempo scorra e si perdano delle opportunità, nonostante abbiamo un patrimonio veramente molto forte».

È il punto nel quale il racconto dell’azienda e quello del territorio finiscono per incontrarsi: fare rete, nella lettura di Agata Fiasconaro, significa mettere in relazione imprese, produttori e comunicazione e creare nei territori opportunità capaci di coinvolgere anche le nuove generazioni.

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Published by
Alfio Musarra