Cuffaro, niente carcere e accuse ridimensionate: per il Riesame è traffico di influenze, non corruzione

Il Tribunale del Riesame respinge la richiesta dei pm di aggravare la posizione dell’ex Governatore e degli altri indagati. Confermata l’accusa di traffico di influenze, cade l’ipotesi di corruzione per l’appalto siracusano.

Un verdetto che suona come una “mezza vittoria” per la difesa, pur non cambiando la sostanza della misura cautelare in atto. L’ex presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, resta agli arresti domiciliari, ma il Tribunale del Riesame di Palermo ha respinto con decisione il tentativo della Procura di aggravare la sua posizione giudiziaria. I giudici hanno confermato l’impianto dell’ordinanza emessa dal Gip Carmen Salustro, rigettando la richiesta dei pm che puntavano a riqualificare i fatti legati all’appalto dell’Asp di Siracusa come corruzione.

Resta in piedi, dunque, la sola accusa di traffico di influenze illecite per la vicenda della gara aggiudicata alla Dussmann Service. Non solo: è stato dichiarato inammissibile il ricorso sull’associazione a delinquere ed è stata negata la richiesta di sequestro preventivo di 25mila euro. Cuffaro rimane comunque detenuto presso la propria abitazione per un altro filone dell’inchiesta, quello relativo al concorso ritenuto truccato all’ospedale Villa Sofia di Palermo.

La decisione del Riesame rappresenta un punto di svolta anche per gli altri indagati eccellenti. Respinti i ricorsi dell’accusa anche nei confronti di Carmelo Pace, capogruppo della Dc all’Ars, dell’imprenditore Alessandro Vetro e del direttore del Consorzio di bonifica, Giovanni Tomasino. Anche per loro cade l’ipotesi di corruzione legata alla presunta mazzetta. Confermata la linea del “no” alle misure cautelari anche per l’ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, e per i responsabili della Dussmann.

Uniche eccezioni in questa tornata di appelli riguardano l’ex parlamentare calabrese Ferdinando Aiello, per il quale è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, e l’imprenditore Sergio Mazzola, colpito dall’interdizione dall’attività d’impresa per un anno.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione