Tensioni in commissione Bilancio, emendamenti ritirati su Arpa e Asp. Vertice a Catania per sbloccare la manovrina da 400 milioni.

Seduta rinviata, emendamenti ritirati

La seduta dell’Assemblea regionale siciliana convocata per le 15 non è mai cominciata davvero. Venti minuti, il tempo di prendere atto che i numeri non ci sono, e poi il rinvio di 24 ore. È il riassunto di una giornata che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione lo stato della maggioranza che sostiene il governo Schifani.

Il caos era già emerso la mattina, in commissione Bilancio, dove il decreto sulla riforma della dirigenza regionale era stato approvato tra le tensioni. Erano spuntati nuovi emendamenti a firma del presidente della commissione, il democristiano Ignazio Abbate: deroghe al blocco delle assunzioni per il personale dell’Arpa Sicilia, gli amministrativi delle Asp, gli stagionali di fondazioni e enti lirici e sinfonici, e le promozioni nei consorzi di bonifica. L’opposizione ha protestato. La maggioranza si è divisa. I due emendamenti più controversi sono stati ritirati.

Sono passati soltanto quelli su 344 autisti soccorritori Seus per le ambulanze del 118 e sui 133 tra autisti, amministrativi e meccanici dell’Ast, approvati con l’astensione della minoranza. Un risultato parziale che fotografa la difficoltà del centrodestra ogni volta che si avvicina all’aula.

Galvagno avverte: sarebbe un fallimento

Prima che la seduta venisse formalmente rinviata, il presidente dell’Assemblea Gaetano Galvagno ha riunito i rappresentanti della maggioranza e poi l’intera conferenza dei capigruppo. L’obiettivo era tracciare un calendario fino alla pausa estiva. Galvagno spinge per accelerare, e per oggi ha fatto passare solo i due provvedimenti già pronti e non divisivi: il ddl stralcio della commissione Attività produttive e l’emendamento tecnico che sblocca 6 milioni e 770mila euro per i rimborsi ai passeggeri sui voli e 13 milioni e 500mila euro per le compagnie aeree.

Il presidente ha anche lanciato un avvertimento chiaro alla sua maggioranza: «Se questa maggioranza andrà sotto su qualche provvedimento governativo bisognerà prenderne atto e fare le valutazioni conseguenti, tuttavia non credo che questa condizione si verificherà. Ci sono delle questioni importanti che equivalgono ad un voto di fiducia alla Camera o al Senato. Se dovesse accadere sarà necessario fare una riflessione, sarebbe un fallimento».

Il calendario fino al 28 luglio

Il programma messo a punto prevede che il 14 luglio, giorno del Festino di Palermo, si tenga una seduta lampo sul ddl stralcio della commissione Territorio e ambiente, con scadenza per gli emendamenti fissata a venerdì 17 luglio alle 12. Il 21 luglio il presidente Renato Schifani sarà in aula per la relazione annuale.

Dal giorno successivo si proverà una maratona finale: all’ordine del giorno il Documento di economia e finanza, il Defr 2027/2029, i rendiconti 2020 e 2021, gli emendamenti su 118 e Ast e lo stralcio della quarta commissione. Tutto entro il 28 luglio, in tre sedute. Il 4 e 5 agosto le ultime due, in teoria destinate agli atti ispettivi ma che potrebbero ospitare anche le variazioni di bilancio, se la manovrina da 400 milioni di euro sarà pronta.

Pochi ci credono. L’assessorato all’Economia e la Corte dei conti continuano a lavorare su parifiche e rendiconti, e per domani mattina a Catania è stato convocato un vertice tra i leader regionali dei partiti di maggioranza. All’ordine del giorno, appunto, le variazioni.

Pd: «Guerriglia nel centrodestra»

Dal centrosinistra arriva un attacco diretto. Il capogruppo dem all’Ars, Michele Catanzaro, non usa mezze misure: «Siamo a luglio e ancora non c’è nessuna traccia delle variazioni di bilancio. Quella di Schifani è una farsa, la verità è che c’è una guerriglia nella maggioranza e il presidente teme di affrontare il voto dell’aula. Per quel che ci riguarda il gruppo Pd con le altre forze di opposizione è pronto a lavorare anche tutta l’estate se necessario, perché le emergenze sono tante. Ma Schifani e la sua maggioranza non pensano ai problemi dei siciliani, pensano solo alle loro poltrone».

Anche i sindacati dei lavoratori regionali, dopo l’approvazione in commissione del decreto sulla dirigenza, chiedono di andare avanti senza perdere altro tempo: «Un provvedimento di questa portata non deve diventare terreno di contrapposizione politica o essere condizionato da logiche di parte e da interessi di bottega».

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Redazione