
Svolta nelle indagini sul decesso di Elisabeta Boldijar a Catania: l’ipotesi investigativa propende per l’aggressione da parte di animali randagi nell’ex consorzio agrario.
Le indagini sulla morte di una donna 36enne di origine romena rinvenuta senza vita in un edificio abbandonato di via Domenico Tempio, prendono una direzione inattesa. In una prima fase, la presenza di ferite sul corpo aveva spinto gli inquirenti a ipotizzare l’omicidio tramite l’utilizzo di un oggetto appuntito. Successivi accertamenti medico-legali, tra cui una Tac disposta dalla Procura di Catania, hanno radicalmente mutato il quadro probatorio.
La procuratrice aggiunta Liliana Todaro, coordinatrice del pool dedicato ai reati contro le fasce deboli, segue ora la pista legata all’aggressione canina. All’interno della struttura dell’ex consorzio agrario, luogo dove la donna trovava rifugio, vivono diversi esemplari di media taglia. Secondo l’ipotesi investigativa, le lesioni riscontrate sul corpo della vittima sarebbero compatibili con i morsi degli animali presenti nello stabile, anziché riconducibili all’azione di terzi con armi da taglio.
La Squadra Mobile della Questura prosegue il lavoro di ricostruzione degli eventi. I referti medico-legali hanno escluso la morte per cause naturali, inizialmente ipotizzata nelle prime ore dopo il ritrovamento. La conferma definitiva della dinamica arriverà dagli esami tossicologici eseguiti sulla salma, i cui risultati saranno disponibili nelle prossime settimane. Nei giorni scorsi, la Procura aveva diffuso l’immagine della vittima, chiedendo la collaborazione di chiunque avesse informazioni utili per chiarire le circostanze del decesso della donna, che conduceva una vita segnata dalla marginalità.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.