
Il STMicroelectronics Catania SiC Campus si farà. Fabio Gualandris, responsabile del Manufacturing del gruppo italo-francese, lo ha confermato ieri durante la verifica convocata al Ministero delle Imprese con i sindacati, alla presenza anche dei rappresentanti della Regione Siciliana e del Comune di Catania. Il nodo che bloccava il progetto è stato sciolto il mese scorso con la firma del contratto con Sidra per la fornitura supplementare d’acqua: un accordo che prevede forniture fino a 400 metri cubi l’ora nella prima fase e fino a 800 nelle successive, con STMicroelectronics impegnata a costruire a proprie spese un impianto di pretrattamento interno per garantire gli standard di purezza richiesti dai macchinari.
Adesso manca un solo tassello: l’Accordo quadro. Gualandris ha dato disponibilità a incontri di approfondimento già a settembre per discutere una prima bozza del documento, che dovrà coprire sia il piano di investimenti da oltre 5,8 miliardi di euro, in parte cofinanziati da Unione Europea, Stato italiano e Regione (con aiuti di Stato fino a 2 miliardi già approvati dalla Commissione europea), sia la gestione degli impatti occupazionali.
Il piano industriale sul sito etneo è articolato in più fasi. La Fase 1 prevede la crescita della capacità produttiva SiC a 200mm fino a 5.000 fette a settimana entro il quarto trimestre del 2028. Per il periodo 2029-2034, le Fasi 2 e 3 potrebbero portare la produzione prima a 10mila e poi a 15mila wafer settimanali, ma l’avanzamento dipenderà dall’andamento del mercato.
Su questo punto STMicroelectronics è stata esplicita: per sostenere quella crescita sarà necessario allargare la base di clienti oltre il comparto Automotive, che resterà centrale ma non più esclusivo. I settori individuati come sbocchi alternativi comprendono i server per Data center, gli inverter per le energie rinnovabili, la robotica avanzata, le applicazioni satellitari e l’advanced packaging. Non è un cambiamento di poco conto: proprio giovedì scorso l’amministratore delegato del gruppo, Jean Marc Chery, aveva dichiarato che «il settore dei Data center è uno dei principali motori di crescita dell’azienda e che consentirà al gruppo di raggiungere i 18 miliardi di dollari di ricavi entro il 2028».
L’incontro romano ha affrontato anche la questione occupazionale, quella più delicata. Tra le ipotesi allo studio, secondo quanto appreso, c’è quella di prepensionamenti su base volontaria e incentivi all’esodo a partire dal terzo trimestre del 2027. Niente di definito ancora, ma il tema è già dentro la trattativa.
I sindacati si sono detti soddisfatti per la conferma degli investimenti, ma chiedono qualcosa di più concreto: un piano di sviluppo che arrivi almeno fino al 2034, analogo a quello già presentato per lo stabilimento di Agrate Brianza, e che includa tutte le linee produttive dello stabilimento catanese, non solo quelle legate al carburo di silicio.
Pietro Nicastro, segretario della Fim Cisl Sicilia, ha chiesto al governo nazionale che «nell’Accordo di programma quadro con STMicroelectronics ci siano garanzie occupazionali per il sito produttivo di Catania». La posizione del sindacato è netta: «L’eventuale sottoscrizione dell’Accordo quadro dovrà essere subordinata a precise garanzie da parte delle istituzioni e dell’azienda. La priorità resta la tutela dell’occupazione e la valorizzazione delle competenze dei lavoratori, tenendo conto della forte volatilità e dinamicità del mercato mondiale dei semiconduttori».
Più articolata la posizione di Angelo Mazzeo, segretario provinciale e vicenazionale dell’Ugl metalmeccanici: «valuteremo attentamente i piani dell’azienda sopratutto per quando riguarda la formazione dei dipendenti e le uscite su base volontaria». Ma i punti critici che Mazzeo mette sul tavolo riguardano le linee storiche dello stabilimento. Sul silicio: «Ci sono, però, degli aspetti che non possono essere sottovalutati a proposito degli asset storici di STMicroelectronics, come il silicio, che hanno rappresentato il cuore pulsante dello stabilimento per tanti anni. L’azienda prevede investimenti finalizzati principalmente al mantenimento dell’operatività del reparto M5, senza indicare un vero piano di sviluppo strategico capace di garantirne la competitività negli anni a venire». Sul GaN (nitruro di gallio), tecnologia su cui molti guardano con interesse: «pur riconoscendone le potenzialità tecnologiche, rimangono interrogativi sui reali tempi di crescita industriale, sui volumi produttivi che sarà in grado di generare e sulle concrete ricadute occupazionali per il sito di Catania. Si tratta di aspetti che meritano ulteriori approfondimenti e che dovranno trovare risposte concrete nei prossimi incontri».
Il prossimo appuntamento è fissato per settembre: sarà la prima occasione concreta per mettere carta e penna su un accordo che vale miliardi ma che, per i lavoratori dello stabilimento etneo, vale soprattutto certezze sul futuro. Le prossime settimane diranno se le disponibilità espresse ieri a Roma si tradurranno in impegni scritti.