Sparava con un kalashnikov durante la corsa clandestina di cavalli a Palagonia, arrestato

Gli agenti della Polizia di Stato di Catania hanno eseguito nella prima mattinata di ieri un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catania, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato di porto abusivo di arma da guerra, con l’aggravante di aver agito per agevolare il clan mafioso Cappello-Bonaccorsi.

La corsa clandestina di cavalli a Palagonia

Il provvedimento nasce dai fatti dell’8 maggio 2026, alle prime luci dell’alba, quando a Palagonia, in provincia di Catania, si era svolta una corsa clandestina di cavalli. La competizione era scortata da persone travisate e armate a bordo di motoveicoli, che urlavano, suonavano i clacson e sparavano in aria durante la corsa. Alcuni spettatori avevano ripreso la scena con i telefoni: i video erano finiti sui media locali e nazionali, diventando virali sui social.

L’individuazione tramite i video

La Squadra Mobile, delegata dalla Procura, ha analizzato le immagini estratte dai filmati e ha individuato nell’indagato la persona che, secondo la ricostruzione degli investigatori, durante la corsa clandestina impugnava un kalashnikov. Il giovane farebbe parte di un gruppo attivo nella zona di San Giovanni Galermo, vicino al clan Cappello-Bonaccorsi.

Perquisizione e sequestri

Durante una perquisizione, i poliziotti hanno trovato nell’abitazione dell’indagato indumenti che coinciderebbero con quelli indossati durante l’evento, oltre allo scooter utilizzato in quella occasione.

Gli altri denunciati

Nell’ordinanza compaiono anche altre persone che, pur non essendo destinatarie di misura cautelare, sono accusate come fantini di partecipazione a competizioni clandestine tra animali. Erano già stati individuati e denunciati nei giorni successivi alla corsa dalla Squadra a Cavallo della Questura di Catania, durante un controllo nei luoghi dove erano stati stallati i cavalli, poi sottoposti a sequestro.

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.

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Redazione