
Sei persone fermate, cinque finite in carcere e un commando smantellato dopo settimane di indagini. La Squadra Mobile della Polizia di Stato di Catania, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica, ha eseguito nella notte tra il 25 e il 26 giugno un’operazione che ha messo le manette ai componenti di un gruppo armato ritenuto legato al clan Cappello-Bonaccorsi. Tutto nasce da una sparatoria avvenuta l’11 giugno nel quartiere di San Giovanni Galermo.
Era quasi mezzanotte quando, intorno alle 23:49 dell’11 giugno, la polizia è intervenuta a San Giovanni Galermo dopo la segnalazione di diversi spari. Sul posto nessuno: solo bossoli nei pressi di un chiosco bar e una pistola abbandonata vicino a un campetto di calcio. Poco dopo, al Policlinico, arrivavano tre minorenni feriti da colpi d’arma da fuoco. Uno di loro, in condizioni gravi, è tuttora ricoverato al Cannizzaro.
Negli stessi minuti, una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Gravina di Catania intercettava in via San Paolo tre scooter con sei persone a bordo, tutte travisate con passamontagna e targhe oscurate. Durante l’inseguimento, uno dei passeggeri cadeva dal mezzo e si liberava di una pistola calibro 9×21 con colpo in canna, risultata rubata. L’uomo indossava una protezione balistica improvvisata: libri, coperte e nastro isolante assemblati sul corpo.
Le indagini della III Sezione Investigativa della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura Distrettuale, hanno chiarito la dinamica. Le immagini di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire quanto accaduto: un commando di sei persone su tre motocicli aveva aperto il fuoco in piazza contro alcuni giovani.
Due di questi, avvertiti dall’arrivo degli scooter da un ragazzo che correva dai giardini pubblici, invece di fuggire avevano impugnato le pistole e ingaggiato lo scontro. Uno aveva sparato indietreggiando verso il parco, venendo colpito. L’altro si era nascosto dietro il chiosco e aveva risposto al fuoco. Il primo era stato costretto ad abbandonare una pistola semiautomatica, trovata poi nel parco.
L’analisi delle immagini, condotta nella stessa notte del 12 giugno, aveva portato all’identificazione e all’arresto immediato di entrambi i giovani, compreso il minorenne ferito, dimesso dall’ospedale e trasferito prima al C.P.A. poi all’I.P.M. di Catania Bicocca. L’altro, resosi irreperibile, era stato rintracciato il 17 giugno a San Giovanni Galermo e portato nel carcere di Catania Bicocca.
Gli investigatori hanno accertato che la sparatoria sarebbe il frutto di una fibrillazione interna tra due componenti dello stesso clan Cappello-Bonaccorsi, per motivi ancora non chiariti.
I cinque componenti del commando fuggiti la notte dell’11 giugno si erano nascosti in una serie di alloggi di fortuna: prima ad Adrano, poi a Siracusa, Giardini-Naxos e Catania. Li supportava un factotum, anch’egli catanese, che avrebbe gestito la loro latitanza.
Intercettazioni telefoniche, ambientali e analisi del traffico telefonico hanno permesso agli investigatori di ricostruire i dettagli di quelle settimane. Emerge anche la figura di un «punto di riferimento» detenuto in carcere, che secondo l’accusa avrebbe impartito istruzioni, tra cui l’ordine di organizzare un sequestro di persona, con modalità tali da simulare un controllo di polizia, attraverso l’uso di dispositivi delle forze dell’ordine e di parrucche.
La Procura Distrettuale ha emesso il provvedimento di fermo il 24 giugno, per i reati di tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni e favoreggiamento personale, tutti aggravati dall’articolo 416 bis 1 comma 2 c.p., in quanto commessi per agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi.
La sera del 25 giugno, intorno alle 21:30, i componenti del gruppo si erano spostati improvvisamente a Floridia, in provincia di Siracusa. Gli investigatori, anche con il supporto del Servizio Centrale Operativo, li hanno localizzati in una struttura ricettiva all’ingresso del paese. Nella notte del 26 giugno la Squadra Mobile ha fatto irruzione: quattro fermati sul posto. Contemporaneamente, altri due venivano bloccati a Catania, uno in casa della compagna, l’altro in strada.
Durante le perquisizioni, nell’abitazione catanese di uno degli indagati è stata trovata sul comodino una pistola calibro 6,35, oggetto di furto, con caricatore e cinque cartucce: scattato l’arresto in flagranza per detenzione abusiva di arma. Sequestrati anche uno dei tre scooter usati la sera della sparatoria e i telefoni dei fermati.
Alle udienze di convalida, tenutesi a Siracusa e a Catania, i Giudici per le Indagini Preliminari hanno convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per cinque dei sei destinatari del provvedimento. I quattro arrestati a Floridia sono stati trasferiti alla Casa Circondariale di Cavadonna a Siracusa; i due catanesi al carcere di Bicocca.
Per il sesto, fermato con l’ipotesi di favoreggiamento aggravato, il fermo non è stato convalidato: il giudice ha riconosciuto gravi indizi solo per favoreggiamento semplice, disponendo gli arresti domiciliari.
Si ricorda che gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, «ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna».