Sentenza 12 Apostoli, depositate le motivazioni: «Abusi elevati a sistema e coscienze offuscate»

Le 194 pagine di motivazioni depositate dal Tribunale di Catania delineano un quadro agghiacciante dell’inchiesta “12 Apostoli”. Il giudice Santino Mirabella descrive un sistema di violenze e intimidazioni in cui la fede veniva usata come “arma non convenzionale” per annientare la volontà di giovani fragili.

Le motivazioni della sentenza di condanna contro Pietro Capuana e le sue tre collaboratrici non lasciano spazio a interpretazioni: gli abusi avvenuti all’interno dell’Associazione Acca non sono stati incidenti isolati, ma una «scia di violenze ed elevata a sistema». Il collegio giudicante, presieduto da Santino Mirabella, ha confermato la sussistenza dell’associazione a delinquere, evidenziando una struttura logistica e organizzativa ramificata, finalizzata a soddisfare le «voglie» del santone.

Dalle carte emerge con chiarezza la divisione dei compiti tra le cosiddette “ancelle”. Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato avrebbero agito come ausiliarie, secondo l’accusa reclutavano le vittime, ne vincevano la diffidenza e le convincevano che cedere ai desideri. Il tribunale definisce queste condotte come un insieme di «sacrileghi trucchi» volti a offuscare le coscienze di persone rese fragili da un contesto di «acritico fervore» che avvolgeva l’associazione come una nebbia.

Un passaggio fondamentale riguarda la credibilità delle vittime, che ha retto al dibattimento smontando le tesi della difesa. Al contrario, il Tribunale ha ravvisato in diversi testimoni della difesa un muro di «connivenze compiacenti» e chiusure tali da dubitare della loro buona fede, tanto che per alcuni sono stati inviati gli atti alla Procura per false dichiarazioni. Particolare rilievo è stato dato a un’intercettazione in cui una delle indagate ammetteva che i baci di Capuana non erano «senza malizia», un elemento che per i giudici rappresenta una prova schiacciante della consapevolezza della natura criminale di quanto accadeva.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione