Sant’Agata incoronata in piazza Duomo. Il busto riaperto dopo 63 anni

Alle otto in punto le reliquie sono arrivate in piazza Duomo, al termine dei sette chilometri e mezzo di pellegrinaggio partiti all’alba dal Rotolo. Sul palco allestito davanti ai cancelli della Cattedrale è cominciata la parte che nessuno dei presenti aveva mai visto.

Il teschio di sant’Agata è stato ricollocato dentro il busto reliquiario. Poi i sigilli in ceralacca, apposti dalle restauratrici, un atto ufficiale destinato a restare agli atti oltre che nella memoria collettiva. Infine l’incoronazione da parte del cardinale legato Pietro Parolin, con una corona interamente d’oro, non placcata, di un peso considerevole.

Un’operazione che non si vedeva dal 1963

Lo scrigno viene aperto ogni febbraio, quando le reliquie vengono esposte alla venerazione dei fedeli. Il busto no. Quello, negli ultimi secoli, è rimasto chiuso, e l’ultima ricognizione risale al 1963. Sessantatré anni esatti. Di quella giornata restano pochissime fotografie, nulla di paragonabile alle immagini trasmesse stamattina in diretta.

A intervenire sul reliquiario sono state le restauratrici dei Musei Vaticani, che hanno lavorato direttamente nel Palazzo Arcivescovile per non allontanare il simulacro dalla città. Mani di donne sul volto della patrona, in un mestiere di precisione dove la delicatezza conta più della forza.

Sul sigillo esposto è caduta anche una convinzione radicata. La tradizione lo attribuiva da decenni a una figura storica precisa, ma la datazione lo colloca tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento, quindi in un periodo successivo alla realizzazione del busto.

La corona e il significato del martirio

La corona posta sul capo della patrona richiama la vittoria e la gloria, il trionfo sulla morte. «Incoronata di vittoria», come recita il canto che i catanesi conoscono a memoria.

Nel suo intervento Parolin ha ripreso il tema delle reliquie come memoria del martirio, ribaltandone però la lettura. Il martirio è la forza di chi dà la vita, non di chi la toglie. Un passaggio che ha colpito i presenti, in un anniversario che cade a novecento anni esatti dal ritorno delle reliquie in città.

Ieri, aprendo le celebrazioni in Cattedrale, il cardinale aveva parlato di «partecipazione immensa» e di un «legame profondissimo e vitale con una martire che sentite anche come vostra concittadina». E aveva accostato le reliquie al colore del proprio abito, che serve a «ricordare il sangue, quello che dovremmo essere disposti a versare per la fede, per la Chiesa e per il papa».

La notte di chi aspettava in camicia da notte

Alle quattro di questa mattina le reliquie avevano lasciato la chiesa madre di Aci Castello, dove erano arrivate ieri sera dopo la veglia in piazza Castello con l’arcivescovo Luigi Renna, il vescovo di Acireale Antonino Raspanti e lo stesso Parolin.

L’orario notturno non è una scelta scenografica. Nove secoli fa i catanesi accolsero la patrona così, svegliati nel mezzo del sonno, molti ancora con gli abiti da notte addosso. Lo racconta la testimonianza del vescovo Maurizio, che di quella notte scrisse: «Noi dunque, le siamo andati incontro mescolando opportunamente i segni di penitenza con la gioia solenne, camminando a piedi nudi e in vesti bianche».

Verso le 4.30, alla rotatoria Sant’Agata al Rotolo, lo svelamento della targa commemorativa alla presenza del cardinale, dell’arcivescovo e dei sindaci, con alzabandiera e fuochi d’artificio in piazza Battiato. Alle cinque le campane di tutta la città hanno suonato a festa insieme, e da lì è partito il pellegrinaggio guidato dalle reliquie e dall’arcivescovo.

Nove secoli fa, sugli scogli di Aci Castello

Ai piedi del castello normanno c’è una lapide che quasi nessuno riesce a leggere. Ricorda il punto in cui, nel 1126, le reliquie toccarono terra dopo il viaggio dalle coste orientali. La versione originale è del 1924, rifatta in granito negli anni Novanta.

Dietro quella pietra c’è una storia che dice parecchio sulle nostre latitudini. Lo scultore catanese Francesco Giordano Trombetta la realizzò e non fu mai pagato. Né il Comune di Catania né quello di Aci Castello misero mano al portafoglio. Si rivolse alle autorità ecclesiastiche senza ottenere nulla. Provò perfino a scrivere a Mussolini. Niente.

I castellesi, però, non hanno mai smesso di ricordare. Nell’Ottocento fecero dipingere una tela, ancora oggi accanto all’altare maggiore della chiesa di San Mauro. Nel 1947 ricostruirono un’icona all’incrocio tra via Re Martino e via Savoia, dove un tempo c’era la piazza del paese.

Il programma della giornata

Dalle 10 alle 17 la Cattedrale ospita messe a flusso continuo, presiedute da vescovi e sacerdoti ospiti, con accesso regolamentato a fila continua da piazza Università e via Vittorio Emanuele.

Alle 17.30, a Palazzo Platamone, la presentazione ufficiale della bozza di candidatura Unesco per la festa di Sant’Agata.

Alle 18.30 aprono gli ingressi a piazza Duomo, allestita con 4.200 posti a sedere e accesso esclusivo da piazza Università. Parolin presiederà il solenne pontificale giubilare, con l’indulgenza e la benedizione papale. A seguire i fuochi dalla Villa Pacini, il rientro del busto e dello scrigno in Cattedrale e la chiusura dei portoni.

Domani la chiusura, con la messa di ringraziamento dell’arcivescovo Renna e alle 21 il concerto del Coro della Cattedrale a San Nicolò l’Arena.

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Redazione