Rischio idrogeologico Catania, Unict alle Ciminiere

Il complesso delle Ciminiere di Catania ospita da giovedì 12 a sabato 14 novembre la manifestazione «Oltre l’emergenza, governare il dissesto. Dalle crisi alla prevenzione», ed è qui che l’Università di Catania porta i progetti dei propri dipartimenti sul rischio idrogeologico, sismico e costiero. L’iniziativa è promossa dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, e dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed è co-organizzata da Unict insieme con la Città metropolitana di Catania.

Per tre giorni più di cinquanta tra rappresentanti istituzionali, esperti, professionisti, commissari straordinari e docenti universitari si confrontano su prevenzione del rischio idrogeologico, sicurezza del territorio e gestione delle fasi successive alle calamità. Il programma prevede convegni, sessioni istituzionali, tavole rotonde, approfondimenti tecnico-scientifici, casi di studio e momenti formativi, accompagnati da un’area espositiva dove enti pubblici, centri di ricerca, imprese e operatori mostrano tecnologie e soluzioni per la sicurezza del territorio.

Lo stand dell’Ateneo e i progetti dei dipartimenti

Nell’area espositiva l’Università etnea allestisce uno stand con i progetti di ricerca condotti dai dipartimenti Di3A (Scienze biologiche, geologiche e ambientali) e Dicar (Ingegneria civile-industriale e architettura), dedicati alla prevenzione dei rischi che riguardano territori, città e infrastrutture, dai terremoti alle alluvioni, dalle coste ai ghiacci dell’Antartide.

Nell’ambito del Dottorato di Ricerca di Interesse Nazionale in «Difesa dai rischi naturali e transizione ecologica del costruito» del Dicar, sensori e modelli virtuali monitorano la copertura del Cargo City di Fiumicino, mentre nuove tecniche di calcolo studiano come reagiscono centri storici e ponti antichi. Altre ricerche riguardano dispositivi che assorbono l’energia del sisma, il comportamento delle persone durante un’emergenza e il vulcano antartico Melbourne, osservato con l’intelligenza artificiale. Sul fronte dell’acqua, soluzioni basate sulla natura sperimentate nei bacini siciliani e a Catania riducono piene e aree allagate, mentre lungo le coste della Sicilia orientale si studia l’avanzata del mare nel sottosuolo, che minaccia le falde.

Il dottorato in Valutazione dei Rischi urbani e territoriali, coordinato da Antonino Cancelliere, forma ricercatori sui rischi naturali e antropici con attenzione alla Sicilia: frane con sistemi di preallerta basati sull’intelligenza artificiale, piene dei fiumi, gestione delle dighe, allagamenti urbani affrontati anche con tetti verdi, vulnerabilità di edifici storici e ponti, ricostruzione post sisma, materiali ricavati dalle ceneri dell’Etna e sicurezza dei porti.

Dalle coste ai vulcani, gli altri gruppi di ricerca

Il Gruppo di Idraulica e Ingegneria Costiera, coordinato da Enrico Foti e Rosaria Ester Musumeci, lavora da decenni sulla riduzione del rischio idraulico e costiero. Con i progetti europei REST-COAST e WETWISE, e con il progetto nazionale MARCUS, sperimenta il ripristino degli ecosistemi costieri mediterranei nei Pantani della Sicilia sud-orientale, tra monitoraggio sul campo e modelli numerici su dune e praterie di Posidonia. In collaborazione con l’Autorità di Bacino regionale, il gruppo contribuisce ad aggiornare i piani per le alluvioni e individua le aree costiere a rischio di allagamento da mareggiate.

Il Gruppo di Geofisica dell’Università di Catania (Dsbga) unisce reti di monitoraggio e intelligenza artificiale per trasformare i segnali della Terra in strumenti di prevenzione. Il progetto WAVEGUARD, guidato da Unict nell’ambito di Interreg Italia-Malta, ascolta il mare per anticipare tempeste e cicloni mediterranei. SEIS-STORM usa segnali sismici e infrasonici per seguire temporali e piogge intense, MODERN ausculta sottosuolo ed edifici attraverso il rumore ambientale, mentre I-VOLCAN, con l’Ingv, porta un osservatorio permanente in Terra Vittoria sui vulcani Melbourne e Rittmann.

Tetti verdi e giardini della pioggia

Il dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente mostra applicazioni concrete di soluzioni naturali. Sul tetto verde del Polo Bioscientifico, circa 900 metri quadrati di piante riducono il deflusso delle piogge fino al 70% e mantengono la copertura fresca in estate. Al Tondo Gioeni, a Catania, un giardino della pioggia di 4.400 metri quadrati raccoglie le acque di scorrimento di un bacino urbano e le fa infiltrare nel sottosuolo vulcanico. Lungo l’Alcantara, due aree golenali a Cottanera e Passo Moio sono tornate zone umide per uccelli, anfibi e pesci, restituendo al territorio la capacità di trattenere e regolare le acque.

Il commento del rettore

Il rettore Enrico Foti spiega: «Il dissesto idrogeologico, la vulnerabilità sismica e vulcanica e l’erosione costiera richiedono strumenti avanzati di rilevazione, modelli previsionali, pianificazione territoriale e interventi programmati di prevenzione». E aggiunge: «L’Università di Catania, attraverso le competenze scientifiche e tecnologiche dei propri dipartimenti, contribuisce allo studio di questi fenomeni e allo sviluppo di soluzioni per la sicurezza del territorio. Il valore di questa iniziativa risiede soprattutto nella possibilità di rafforzare il raccordo operativo tra ricerca, istituzioni, professionisti e imprese, affinché i risultati scientifici possano tradursi in strumenti a supporto delle decisioni pubbliche e in politiche efficaci di riduzione della vulnerabilità».

Foti interverrà anche in una delle tavole rotonde in programma con un contributo tecnico sulle soluzioni sostenibili contro l’erosione costiera in Italia, nella stessa sessione in cui parlerà la professoressa Rosaria Ester Musumeci, responsabile dei progetti di ricerca del gruppo di Idraulica e Ingegneria Costiera.

Share
Published by
Redazione