Rifiuti bruciati e depuratori inesistenti: sequestrato Etnaland. Sotto inchiesta il titolare Francesco Russello

Rifiuti bruciati e “tombati” in una discarica abusiva, depuratori fantasma e autorizzazioni scadute

Il futuro di Etnaland è appeso a un rigoroso percorso di riabilitazione ambientale e amministrativa. Dopo il sequestro preventivo della nota struttura ricreativa di Belpasso, il procuratore di Catania, Francesco Curcio, è stato categorico: il parco non potrà tornare operativo finché non saranno sanate le gravissime criticità emerse dall’inchiesta condotta dal Nucleo operativo di polizia ambientale della Guardia Costiera.

Le accuse ipotizzate nei confronti del titolare, e della società Etnaland srl delineano uno scenario, secondo l’accusa di sistematico inquinamento ambientale. Secondo l’ipotesi investigativa, scattata dopo un sorvolo aereo nel 2022, i rifiuti prodotti dal parco venivano metodicamente trasportati in un terreno adiacente, incendiati e seppelliti di notte in buche profonde (il cosiddetto “tombamento”). Ad oggi sono già stati sequestrati oltre mille metri cubi di scarti.

Tuttavia, il problema non riguarda solo la gestione dei rifiuti. Gli accertamenti tecnici hanno rivelato che la struttura sarebbe priva di adeguati impianti di depurazione e di titoli autorizzativi validi, con un’autorizzazione allo scarico scaduta dal 2019. Il percorso per la riapertura, dettato dalla Procura, prevede ora tre passaggi obbligati e non negoziabili:

Regolarizzazione amministrativa: ottenimento di tutti i titoli ambientali necessari per la struttura.
Bonifica ambientale: riparazione integrale dei danni causati al terreno e al sottosuolo.
Adeguamento tecnico: attivazione di procedure certificate di smaltimento e nuovi impianti di depurazione.

«Non basta mettersi in regola per il futuro – ha chiarito il procuratore Curcio – bisogna prima bonificare e riparare ai danni fatti». Sui tempi certi della riapertura resta il massimo riserbo: la parola passa ora ai tecnici e alla velocità con cui la proprietà adempirà alle stringenti prescrizioni impartite dal Gip.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione