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Cenere dell’Etna, la svolta della Regione Siciliana: da emergenza e costo per i Comuni a risorsa per l’edilizia e l’agricoltura. Pronta una filiera dedicata con incentivi alle imprese e nuove linee guida per il riuso.
La cenere vulcanica dell’Etna non sarà più soltanto un onere logistico ed economico per le amministrazioni locali, ma il fulcro di una nuova economia circolare in Sicilia. Durante il convegno tecnico-scientifico “CeVEtna” tenutosi al Palazzo della Regione di Catania, l’assessore all’Energia Francesco Colianni ha annunciato l’avvio di una strategia organica per il reimpiego di questo materiale naturale. «Vogliamo tramutare un problema in opportunità. Abbiamo predisposto le regole, con uno standard chiaro, per il riuso della cenere vulcanica che da rifiuto diventa risorsa», ha dichiarato l’esponente della giunta Schifani.
Il percorso normativo si basa sul decreto attuativo n. 8/GAB del 2024, che stabilisce le linee guida per inserire la sabbia vulcanica all’interno di cicli produttivi specifici, in particolare nel comparto edile e in agricoltura. Per sostenere questa transizione, la Regione sta lavorando a una misura da 147 milioni di euro del Fesr dedicata alle piattaforme di riuso e riciclo. L’obiettivo è ambizioso: allineare la Sicilia agli standard europei del Green Deal, riducendo entro il 2035 il conferimento in discarica oltre la soglia del 10%.
Il mondo accademico, rappresentato dal Dicar dell’Università di Catania, ha già tracciato le rotte tecnologiche. Oltre all’impiego nei bitumi stradali e nei materiali cementizi, la ricerca punta su prodotti ad alto valore aggiunto. «Le fibre di basalto si stanno affermando nel mondo dei compositi come fibre green in sostituzione della vetroresina», ha spiegato Gianluca Cicala, vice direttore del Dicar. Questa innovazione apre la strada a modelli di business inediti, trasformando i depositi piroclastici in una materia prima pregiata per l’industria manifatturiera.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco metropolitano Enrico Trantino, che ha sottolineato il risparmio sui costi di smaltimento, finora interamente a carico degli enti locali. Per chiudere il ciclo, la Regione prevede la creazione di un albo di imprese specializzate e il coinvolgimento diretto del Parco dell’Etna come ente promotore. La sfida ora si sposta sulla logistica della raccolta, ultimo tassello per rendere la filiera della cenere una realtà industriale consolidata nel panorama siciliano.