
Fine della latitanza per un esponente presunto del clan Mazzei: la Polizia di Stato scova il fuggitivo a Fiumefreddo. L’uomo, condannato in via definitiva a quasi 14 anni di carcere, si nascondeva in un appartamento con documenti falsi.
La Polizia di Stato ha posto fine alla fuga di un uomo del 1969, ritenuto elemento di spicco del clan Mazzei di Catania, latitante dallo scorso gennaio. Il soggetto era stato condannato in via definitiva alla pena di 13 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa e altri reati. L’ordine di carcerazione era stato emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Catania l’8 gennaio scorso, contestualmente alla pronuncia della sentenza, momento in cui l’uomo aveva fatto perdere le proprie tracce rendendosi irreperibile.
La cattura è il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile di Catania, che ha operato con il supporto tecnologico del Servizio Centrale Operativo. Le indagini hanno permesso di localizzare il nascondiglio in un appartamento situato nel comune di Fiumefreddo. Una volta individuato l’obiettivo, l’11 marzo scorso gli agenti hanno circondato lo stabile e fatto irruzione all’interno dell’abitazione, neutralizzando ogni possibile tentativo di fuga.
Durante il blitz, l’uomo non ha opposto resistenza. Nel corso della perquisizione, gli operatori della Mobile hanno rinvenuto una patente di guida falsificata e diverse carte di credito, materiali su cui sono attualmente in corso approfonditi accertamenti per ricostruire la rete di supporto che ha favorito la latitanza. Al termine delle procedure di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la casa circondariale di Catania Bicocca per l’espiazione della pena.
Resta ora al vaglio della Procura Distrettuale di Catania la posizione del proprietario dell’immobile dove il condannato è stato rintracciato, per valutare eventuali profili di favoreggiamento. L’operazione segna un importante punto a favore dello Stato nel contrasto alle organizzazioni criminali egemoni nel territorio etneo.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.