Pfizer Catania, intesa sugli esuberi: sindacati e zero resa

Si è conclusa a Confindustria Catania la due giorni di trattative tra la Wyeth Lederle, assistita dagli industriali, e le organizzazioni sindacali. Al termine degli incontri del 13 e 14 ottobre, azienda, Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, Ugl Chimici e Rsu dello stabilimento hanno sottoscritto un’ipotesi negoziale sul piano di mitigazione dell’impatto occupazionale. La Cisal non ha firmato.

L’intesa sarà la base del confronto al Ministero del Lavoro, in programma il 22 ottobre, e prima ancora dovrà essere approvata dall’assemblea dei lavoratori.

Le misure previste

Gli strumenti individuati per ridurre le ricadute sul personale sono l’isopensione, cioè l’uscita anticipata dal lavoro con accompagnamento alla pensione, il sostegno ai dipendenti vicini al pensionamento, la ricollocazione esterna e interna e gli incentivi all’esodo. Le parti hanno convenuto di proseguire gli approfondimenti e di completare le verifiche necessarie per applicare davvero le misure, riservandosi altro tempo per discutere gli altri strumenti previsti dal piano.

Il presidio e la posizione dei sindacati

Intanto, fuori, c’era il presidio dei lavoratori. Il sit-in è stato molto partecipato: quasi tutti i dipendenti hanno incrociato le braccia, con un’adesione pressoché totale alla protesta.

Le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec, Ugl Chimici e Cisal di Catania hanno ribadito con fermezza che al momento “non esistono proposte di mitigazione valide che possano sopperire alla totale mancanza di una programmazione industriale e al progressivo disimpegno dal sito di Catania”. Per i sindacati resta forte il timore della deindustrializzazione di un polo farmaceutico storicamente strategico per il territorio e per centinaia di famiglie.

Il confronto sulle misure di mitigazione, spiegano, è stato un passaggio dovuto, previsto dalla procedura aperta il 2 luglio ai sensi della legge 234/2021. Per i sindacati i punti fermi della vertenza sono altri: la totale adesione delle maestranze, dimostrata dalla compattezza del presidio, e la linea della “zero resa” sulla produzione. Per le segreterie, incentivi e ammortizzatori sociali non sostituiscono un piano di sviluppo industriale di lungo periodo. “Attendiamo il 20 ottobre, giorno della convocazione del tavolo ministeriale”, concludono.

Il tavolo al Mimit

Per i sindacati l’incontro con il ministro Adolfo Urso al Mimit è decisivo. Lì si capirà se le istituzioni riusciranno a far tornare indietro l’azienda sulla decisione di licenziare i 330 lavoratori dichiarati in esubero e a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.

Sul tavolo ministeriale interviene anche Carmelo Giuffrida, segretario regionale dell’Ugl Sicilia. «Abbiamo fatto due giorni di confronto serrato a Confindustria con l’obiettivo di tutelare i lavoratori. Il 20 ottobre al ministero, con il ministro Urso, ci aspettiamo risposte concrete: non si può più aspettare. Qui è in gioco il destino di centinaia di persone e la tenuta di un sito importante, un’eccellenza catanese e siciliana che non possiamo permetterci di perdere. Chiediamo al governo un impegno forte e alla politica siciliana di fare altrettanto, perché finora si sono un po’ defilati tutti. In particolare la Regione deve battere un colpo: finora ha partecipato in modo timido, con un solo giorno in collegamento online. Alla Regione diciamo di dare di più, e lo ribadiamo con chiarezza. Noi andremo avanti accanto ai lavoratori finché non saranno garantiti il futuro industriale dello stabilimento e i livelli occupazionali.»

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Redazione