
Guardia di Finanza (archivio)
Maxi operazione “Tutto Chiaro” della Guardia di Finanza di Ravenna contro la pirateria audiovisiva: perquisizioni e sequestri in Italia, Francia e Germania per bloccare una frode internazionale[cite: 5]. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bologna, ha svelato un’innovativa tecnologia basata sull’applicazione “CINEMAGOAL” che schermava gli utenti aggirando i blocchi di sicurezza di colossi come Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify [cite: 7, 8, 10]; a fronte di un danno stimato in circa 300 milioni di euro per i titolari dei diritti, sono scattate le prime sanzioni per 1.000 abbonati con multe fino a 5.000 euro[cite: 17, 18].
I finanzieri del Comando Provinciale di Ravenna, supportati dai Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi, hanno inflitto un duro colpo al mercato dello streaming illegale. L’operazione “Tutto Chiaro”, nata da un attento monitoraggio effettuato sui social media, ha portato all’esecuzione di oltre 100 perquisizioni e sequestri sull’intero territorio nazionale[cite: 5, 7, 8]. Grazie alla cooperazione internazionale tramite Eurojust, le attività di blocco e sequestro dei supporti informatici hanno interessato anche la Francia e la Germania.
L’indagine ha permesso di scoprire, per la prima volta, un sistema tecnologico altamente avanzato che superava i tradizionali metodi di pirateria[cite: 8, 10]:
La distribuzione del servizio illegale sul territorio era affidata a una rete di oltre 70 rivenditori. Questi raccoglievano abbonamenti annuali con tariffe comprese tra i 40 e i 130 euro, a seconda del pacchetto selezionato. I pagamenti venivano canalizzati tramite strumenti non facilmente tracciabili, come le criptovalute, oppure su conti d’appoggio esteri o fittizi, per poi essere in parte retrocessi agli organizzatori della frode. Oltre a questa innovativa tecnologia, gli indagati continuavano a sfruttare il sistema più tradizionale della IPTV, comunemente noto come “pezzotto”.
L’imponente spiegamento di forze, che ha visto l’impiego di circa 200 finanzieri, ha portato al cospicuo sequestro di materiale informatico, del codice sorgente dell’applicazione e dei dati di decodifica all’estero[cite: 13, 16]. Le accuse ipotizzate nel procedimento riguardano i reati di pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.