Operazione antimafia tra Catania e Siracusa: eseguite 25 misure cautelari

Venticinque persone sono state arrestate all’alba tra le province di Catania e Siracusa. Il blitz antimafia coordinato dalla Procura di Catania riguarda il clan Nardo di Lentini, radicato nella zona nord del Siracusano e, secondo la ricostruzione degli investigatori, storicamente affiliato alla famiglia catanese Santapaola-Ercolano.

Le accuse e chi ha eseguito le misure

Le contestazioni, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, detenzione di armi da guerra, estorsione, riciclaggio, rapina e traffico di droga, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Comando provinciale di Siracusa e dai finanzieri del Comando provinciale di Catania, insieme al Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma.

Il pizzo messo a bilancio

Il punto che emerge dagli atti riguarda il metodo. Nell’ipotesi accusatoria le imprese non si limitavano a pagare la tangente, ma cedevano al clan una quota dei propri utili, con un documento contabile a coprire il versamento. Il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita lo ha spiegato così: «le imprese sono costrette a pagare in base ai servizi resi e a versare gli utili che hanno conseguito alle associazioni mafiose, in una forma quasi ufficiale, fatturata da queste associazioni criminali. Solo che in molti casi gli importi sono spropositati».

Agrumi, appalti e droga dalla Spagna

I settori toccati dall’inchiesta sono quelli dell’economia reale della Sicilia orientale. L’agroalimentare, con il trasporto e la commercializzazione degli agrumi. Gli appalti pubblici, con imprese impegnate in opere commissionate da società a controllo pubblico. E la droga, con un traffico che secondo gli accertamenti arrivava dalla Spagna. Ardita ha riassunto così la portata dell’operazione: «questa indagine ci restituisce una mafia capace di tornare sul campo e di avere un controllo economico importante di molte attività».

Negli atti dell’inchiesta compare anche un episodio che riguarda un bambino di cinque anni, istruito all’uso di una pistola.

L’appello di Curcio agli imprenditori

I magistrati hanno registrato una reazione debole da parte degli imprenditori taglieggiati. Da qui le parole del procuratore della Repubblica di Catania Francesco Curcio: «rivolgo un appello a tutti gli imprenditori: prendano coscienza e si ribellino a questo sistema. La Procura e le forze di polizia garantiranno la massima protezione a chi avrà il coraggio di denunciare e di sottrarsi a questa forma di tassazione parallela, illegale e imposta dalla mafia».

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.

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Published by
Alfio Musarra