
Scuola Cutelli
Il giorno dopo, i ragazzi del Cutelli-Salanitro erano in piazza Rosolino Pilo con gli strofinacci in mano. Pulivano. Non per obbligo, non per punizione. Per scelta. Un gesto che dice qualcosa di preciso su chi sono questi ragazzi, al di là delle polemiche dei giorni precedenti.
Quello che è successo il 9 giugno – l’ultimo giorno di scuola, la vernice colorata, i festeggiamenti rumorosi – ha scatenato dichiarazioni, note ufficiali. Come ogni anno. Come da anni. Come se ogni anno si scoprisse per la prima volta che gli studenti festeggiano la fine della scuola con acqua e colori. Come se non fosse una tradizione che va avanti da prima che molti di quelli che oggi si indignano fossero nati.
C’è una cosa che manca in tutto il dibattito di questi giorni. Nessuno dice che questa tradizione esiste da anni. Ogni fine anno scolastico, in molte città italiane, i ragazzi escono e festeggiano. Con acqua. Con colori. È sempre successo. Succederà ancora. Passando per piazza Rosolino Pilo in uno di questi giorni di fine anno, mi è capitato di vedere uno schizzo di vernice che va via con un po’ d’acqua. E ho sorriso. Perché quello che vedevo era la gioia di giovani che, nella grande maggioranza, sono più maturi e responsabili di quanto certi commenti lascino intendere.
La dirigente del Cutelli-Salanitro, Elisa Colella, ha risposto con una nota precisa. Ha ricordato che la scuola non era arrivata impreparata: «Proprio in considerazione di quanto accaduto negli anni precedenti, questa Dirigenza aveva informato preventivamente Prefettura, Questura e Amministrazione comunale, chiedendo particolare attenzione per le aree esterne alla scuola.» La scuola sapeva. Aveva avvertito. Aveva chiesto rinforzi. E ha ragione quando dice che associare il nome del Cutelli-Salanitro a quegli episodi «rischia di restituire all’opinione pubblica una rappresentazione parziale e non corrispondente alla realtà dei fatti». In piazza quel giorno c’erano studenti del Principe Umberto, del Galileo Galilei e di altri istituti.
C’è però una parte di questa storia che non si può liquidare con una scrollata di spalle. Il lancio di uova contro le forze dell’ordine non è folclore. Non è tradizione. È un atto che merita condanna netta, senza se e senza ma. Piena solidarietà agli agenti colpiti. Piena solidarietà ai vigili urbani. I ragazzi del Cutelli-Salanitro lo dicono chiaramente: «Dispiace ancor di più che qualcuno abbia preso di mira le forze dell’ordine.» Stabilire chi ha lanciato le uova, in una piazza affollata da studenti di tre scuole diverse, non è semplice. È giusto che le responsabilità siano attribuite con precisione, non per slogan.
C’è chi ha detto che queste tradizioni non sono educative. Questa lettura è sbagliata. Vietare una tradizione radicata non la elimina. La sposta. La rende clandestina. La priva di qualsiasi forma di gestione e controllo. Quello che serve non è il divieto, è la gestione. Spazi adeguati, presidio delle forze dell’ordine, comunicazione preventiva tra scuola e istituzioni. La dirigente Colella lo aveva già fatto. I ragazzi che il giorno dopo erano in piazza con gli strofinacci non avevano bisogno di una lezione di educazione civica. La stavano dando loro. A tutti noi.
Le eccezioni esistono sempre. Ci sono stati comportamenti inaccettabili in quella piazza. Chi ha colpito gli agenti ha sbagliato e deve risponderne. Ma bollare un’intera generazione e un’intera tradizione come diseducativa è un errore di prospettiva. I giovani di oggi sono più maturi di quanto li si dipinga. Lo hanno dimostrato anche con gli strofinacci in mano, il giorno dopo una festa che è andata un po’ fuori controllo. Forse vale la pena partire da lì.
Le dichiarazioni della dirigente Elisa Colella e le note ufficiali della scuola sono riportate dal quotidiano La Sicilia.