
Non solo fede: i 5 misteri di Sant’Agata che (forse) non conosci. Dal velo che cambia colore al “codice segreto” inciso sulla Cattedrale.
Sapevi che il Velo della Santa in origine non era rosso? E che la corona fu regalata da un Re inglese? Ecco le verità nascoste dietro la festa più grande d’Europa.
Mentre Catania vive i giorni più intensi dell’anno, tra la folla oceanica e le grida di “Viva Sant’Agata”, ci sono dettagli incredibili che spesso sfuggono anche ai catanesi veraci. Dietro la devozione si nascondono storie degne di un thriller storico. Ecco 5 curiosità che vi faranno guardare la festa con occhi diversi.
1. Il mistero del Velo che cambia colore
Tutti conosciamo il Velo di Sant’Agata come un drappo rosso fuoco, simbolo del sangue del martirio. Ma la leggenda narra che, in origine, quel tessuto fosse bianco candido. Sarebbe diventato rosso solo nel 252 d.C., un anno dopo la morte della Santa, quando i catanesi lo usarono per fermare una devastante colata lavica: il velo, a contatto con il fuoco dell’Etna, avrebbe cambiato colore per sempre, diventando l’icona miracolosa che conosciamo oggi.
2. Il codice segreto sulla Cattedrale
Alzando lo sguardo sulla facciata del Duomo o sui monumenti legati alla Santa, si nota spesso la sigla M.S.S.H.D.E.P.L.. Non è una formula magica, ma l’acronimo di una frase latina che un Angelo avrebbe inciso su una tavoletta di marmo posta nel sepolcro di Agata: “Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem”. Tradotto: “Mente santa e spontanea, onore a Dio e liberazione della patria”. Un messaggio che promette protezione eterna alla città.
3. Un peso “schiacciante”
Quando vedete i devoti sudare e faticare sotto il cordone, sappiate che non è scena. Il fercolo d’argento, da solo, pesa circa 17 quintali. Ma quando viene “armato” con il busto reliquiario, lo scrigno zeppo di gioielli, i pesanti ceri votivi e gli addobbi floreali, la “Vara” arriva a sfiorare i 30 quintali. Spostare questa massa tra la folla, su salite ripide come quella di San Giuliano, è un’impresa che sfida le leggi della fisica.
4. La Corona di Riccardo Cuor di Leone
Il tesoro di Sant’Agata è inestimabile, ma un pezzo spicca su tutti: la corona posta sulla testa del Busto Reliquiario. La tradizione vuole che sia stata donata nientemeno che da Riccardo Cuor di Leone. Il Re d’Inghilterra, di passaggio in Sicilia durante la Terza Crociata, avrebbe offerto il gioiello per chiedere la protezione della Martire nella sua guerra in Terra Santa.
5. I “ladri” eroi
Se oggi festeggiamo Sant’Agata, lo dobbiamo a due soldati che la rubarono. Nel 1040, le reliquie furono portate a Costantinopoli come bottino di guerra. Rimasero lì per 86 anni, finché Gisliberto e Goselmo (uno francese e uno pugliese) decisero di trafugarle e riportarle a Catania, nascondendole in una faretra coperta di rose. Il loro arrivo al Castello di Aci, il 17 agosto 1126, è il motivo per cui la festa si celebra anche in piena estate.