
«Chi inquina paga»: è la proposta lanciata da monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato. In un intervento pubblicato il 1 settembre dal quotidiano Avvenire, il presule chiede di tassare i grandi inquinatori, a partire dalle società che traggono profitto dai combustibili fossili.
Renna parte dai fenomeni di questa estate, il caldo record, la stagione interminabile, il consumo di energia fossile, l’accumulo di calore nelle acque del Mediterraneo. Fenomeni che, scrive, «non possono farci dimenticare quello che non accade necessariamente immediatamente a fine agosto, ma “presenta il conto” anche dopo mesi». Il riferimento è alla «potenza distruttrice dei cicloni che anche le coste della Sicilia orientale hanno subito nel gennaio scorso, con “Harry”».
L’arcivescovo, che è anche presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, osserva come le difficoltà economiche, politiche e sociali del presente rivelino un’umanità «in conflitto con la natura», portata a dimenticare in fretta i disastri e a preferire i ristori a un cambio di rotta reale.
Il testo richiama una campagna internazionale promossa dal Movimento Laudato si’ e sostenuta dalla federazione Focsiv. Da qui la richiesta rivolta al governo italiano e a quelli europei di essere «fedeli» alla casa comune, un appello che secondo Renna unisce cattolici e cristiani di diverse Chiese, rappresentati da oltre 170 organizzazioni ispirate ai valori del Vangelo.
Nell’intervento compaiono anche cifre citate dalla campagna «Europa sii fedele»: le sei maggiori multinazionali europee del petrolio e del gas avrebbero registrato profitti combinati per 22 miliardi di dollari nel solo primo trimestre del 2026, il dato trimestrale più alto dal 2022. Renna richiama anche uno studio di Global Witness, secondo cui le emissioni di carbonio prodotte dalle compagnie petrolifere dell’Unione europea dall’Accordo di Parigi in poi causerebbero circa 1,5 mila miliardi di dollari di danni climatici a livello globale.
Applicare davvero il principio «chi inquina paga», scrive l’arcivescovo, aprirebbe la strada a interventi di giustizia economica e sociale. Il gettito ricavato dalla tassazione sui profitti delle compagnie fossili potrebbe essere destinato, tra le altre cose, a sostenere le famiglie più esposte alla crisi del costo della vita, oppure a finanziare progetti di ricerca per aiutare i territori a prevenire le emergenze climatiche.