Catania, uomo aggredito da un gruppo in via Cascino: colpo di pistola in aria durante il pestaggio

Venerdì sera a Catania. Via Antonino Cascino, una traversa del viale Mario Rapisardi. Un quarantunenne viene fermato mentre è alla guida della sua auto, trascinato fuori dall’abitacolo e picchiato da almeno cinque persone. A calci e pugni, sull’asfalto. Per fermarlo – o per fermare loro – qualcuno spara un colpo in aria. È questa la scena che si è trovata davanti la polizia quando è arrivata sul posto. La notizia è riportata dal quotidiano La Sicilia.

Una spedizione punitiva

La dinamica è ancora da ricostruire del tutto. Ma quello che emerge dai primi rilievi ha i contorni di una spedizione punitiva organizzata. Non una rissa nata per caso. Qualcosa di pianificato. Il gruppo – almeno cinque persone, secondo le prime informazioni – avrebbe bloccato l’auto della vittima in mezzo alla strada, tirato fuori l’uomo dall’abitacolo e lo avrebbe pestato sull’asfalto. L’utilitaria è rimasta ferma in mezzo alla carreggiata. Pochi metri più avanti, il segnale della polizia scientifica indica il punto esatto dove è stato trovato il bossolo. Un colpo solo, sparato in aria. Non è ancora chiaro chi abbia sparato. Potrebbe essere stato uno degli aggressori o qualcuno di esterno che ha voluto interrompere il pestaggio. Di certo, subito dopo il colpo, la banda si è dileguata a bordo di un’auto. La vittima è stata trasportata in ospedale con traumi e contusioni anche gravi, ma non è in pericolo di vita.

La scena del crimine

Le Volanti sono state le prime ad arrivare al civico dodici di via Cascino. Hanno transennato l’area mentre la strada era ancora bloccata dall’utilitaria. Il caso adesso passa alla squadra mobile, che lavorerà in coordinamento con la procura della Repubblica. Bisogna capire chi sono gli aggressori, chi è la vittima, e cosa c’è dietro. Perché un’azione del genere – organizzata, rapida, eseguita da un gruppo numeroso – non nasce dal nulla. Via Cascino è una zona residenziale, non una strada isolata. Eppure qualcuno ha ritenuto di potersi comportare così, in mezzo alla gente, a venerdì sera inoltrato.

Una città che conosce questa storia

Catania non è nuova a episodi di questo tipo. La violenza di strada, le spedizioni punitive, i regolamenti di conti che finiscono sull’asfalto: sono pagine che la cronaca cittadina conosce bene. Troppo bene. Il problema non è solo investigativo. È strutturale. Certi meccanismi di violenza si ripetono perché trovano un terreno fertile: disoccupazione, marginalità, assenza di prospettive, e in alcuni casi l’influenza di organizzazioni criminali. Non è detto che questo episodio abbia un legame con la criminalità organizzata. Le indagini diranno. Ma il pattern – il gruppo, l’agguato, la fuga – è quello di chi sa quello che sta facendo.

Il colpo in aria

In un pestaggio brutale, in mezzo a una strada di città, qualcuno ha sparato. Non avrebbe sparato per colpire. Ha sparato in aria. E gli aggressori sono scappati. Se fosse stato uno di loro, il motivo potrebbe essere stato coprire la fuga. Se fosse stato qualcuno di esterno, significa che chi ha sparato aveva un’arma con sé ed era disposto a usarla per fermare quello che stava succedendo. In entrambi i casi, la presenza di un’arma da fuoco su una strada normale di Catania, un venerdì sera, è un dato che non si può archiviare come dettaglio secondario. Le armi non nascono per caso. Circolano. E quando circolano in certi ambienti, prima o poi finiscono in mezzo alla strada.

Le indagini

La procura della Repubblica coordina. La squadra mobile indaga. I video delle telecamere di sorveglianza saranno acquisiti e i testimoni, se ci sono, saranno sentiti. Per ora restano le transenne, il bossolo sull’asfalto, e la fotografia di una città che ogni tanto mostra il lato peggiore di sé. In piena luce. In mezzo alla gente.

Share
Published by
Alfio Musarra