
Sea-Watch 5 during a sea trial in the Baltic Sea.
Un nuovo capitolo giudiziario si scrive nelle aule del Tribunale di Catania, segnando un punto a favore delle organizzazioni non governative impegnate nel Mediterraneo. I giudici etnei hanno infatti disposto la revoca immediata del provvedimento di fermo che gravava sulla Sea Watch 5.
Il dispositivo ha stoppato il fermo amministrativo di 20 giorni e la relativa sanzione pecuniaria che erano stati notificati alla nave della ONG tedesca. Secondo quanto stabilito dai magistrati, nell’ipotesi investigativa che aveva portato al blocco, non sussisterebbero i presupposti per il mantenimento della misura restrittiva. «Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito», ha dichiarato l’organizzazione subito dopo la notifica del provvedimento.
La decisione del Tribunale di Catania giunge quasi in contemporanea con un’altra sentenza storica emessa dal Tribunale di Palermo. I giudici del capoluogo siciliano hanno infatti stabilito che Sea Watch dovrà essere risarcita con 76 mila euro, oltre a circa 14 mila euro di spese legali, per il blocco illegittimo subito nel 2019 a seguito del noto caso che coinvolse la comandante Carola Rackete.
Questi pronunciamenti, che intervengono nel delicato equilibrio tra norme sulla sicurezza della navigazione e soccorso in mare, riaprono il dibattito sulla gestione dei flussi migratori e sulla legittimità dei fermi amministrativi disposti dalle autorità italiane nei confronti delle navi umanitarie.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.