Camera Penale di Catania: Tommaso Tamburino assume la presidenza con un programma di rilancio forense

Il nuovo direttivo della Camera Penale di Catania tra sfide e memoria, Tommaso Tamburino punta sul dialogo. Il neo presidente delinea una strategia per restituire dignità alla professione forense, auspicando una stagione di confronto costruttivo con l’Anm e la magistratura locale.

Il recente insediamento del nuovo direttivo della Camera Penale di Catania segna l’avvio di un percorso mirato a valorizzare il ruolo dell’avvocato penalista nel distretto etneo. L’elezione di Tommaso Tamburino alla presidenza, avvenuta con un’ampia partecipazione degli iscritti, pone al centro dell’agenda associativa la difesa del giusto processo e il recupero di una dignità professionale spesso messa alla prova da dinamiche esterne. Insieme a lui, la squadra composta da Attilio Indelicato, Stefania La Porta, Gisella Coco e i consiglieri Vito Distefano, Andrea Peluso e Salvo Cannata, si prepara ad affrontare un triennio di riforme e impegno civile.

Verso il superamento dei conflitti con la magistratura

Uno dei punti focali della presidenza Tamburino riguarda la necessità di ristabilire una interlocuzione serena e fattiva con la magistratura. Il clima di forte contrapposizione vissuto durante la stagione referendaria ha lasciato strascichi che il nuovo direttivo intende superare, privilegiando il confronto con l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). L’obiettivo dichiarato è quello di identificare e risolvere le criticità del sistema giustizia sul territorio, favorendo un clima di reciproco rispetto che non vada a discapito delle garanzie difensive. In questo senso, l’eredità del precedente direttivo guidato da Francesco Antille viene considerata una base solida su cui costruire, grazie alla capacità dimostrata nel saper gestire le tensioni locali con equilibrio.

L’aggiornamento e il richiamo ai maestri del foro

Oltre al dialogo istituzionale, la Camera Penale investirà significativamente sull’aggiornamento costante dei propri iscritti, elemento ritenuto essenziale per sostenere l’alta funzione sociale del penalista. Tuttavia, la competenza tecnica deve essere alimentata, secondo Tamburino, anche dalla memoria storica. Il richiamo alla figura di Serafino Famà, l’avvocato catanese vittima della mafia nell’esercizio delle sue funzioni, rimane il faro etico per le nuove generazioni. La sua condotta impeccabile e il suo sacrificio rappresentano il modello di professione che la Camera Penale intende promuovere: un’avvocatura libera, colta e coraggiosa, capace di essere garante dei diritti dei cittadini in ogni sede giudiziaria.

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Redazione