Catania

«Basta fede di facciata»: il monito dei Vescovi apre le porte alla festa di Sant’Agata

«Agata entra nel cuore e nel volto della città»: il Triduo si chiude nel segno della carità e dell’amicizia fraterna

Monsignor Massaro presiede l’ultima sera di preparazione: «La vera devozione non ammette compromessi». Monsignor Renna accoglie il confratello: «Uniti dalle radici e dal servizio».

CATANIA – L’attesa si fa palpabile, quasi fisica. Si legge sui volti dei fedeli che gremiscono la Cattedrale, si respira nell’aria carica di incenso e preghiera. Sant’Agata sta per “entrare” nuovamente nella sua città, non solo attraverso il simulacro che presto abbraccerà le strade, ma – come auspicano i pastori – nel tessuto vivo di una comunità chiamata alla coerenza. È in questo clima di fervente vigilia che si è consumata l’ultima tappa del Triduo solenne, una serata intessuta di richiami alla carità e di una commovente fraternità episcopale.

A presiedere l’Eucaristia è stato Monsignor Giovanni Massaro, Vescovo di Avezzano, accolto con calore dall’Arcivescovo Metropolita di Catania, Monsignor Luigi Renna. Un incontro che ha il sapore di un ritorno a casa, o meglio, alle radici comuni. «Eccellenza carissima, carissimo don Gianni, benvenuto», ha esordito Monsignor Renna, rompendo il protocollo con la tenerezza di un’amicizia antica. I due presuli, infatti, condividono le origini nella diocesi di Andria e ben quindici anni di servizio fianco a fianco nel seminario diocesano. «Oggi ci unisce non solo l’amicizia e la fraternità presbiterale – ha sottolineato l’Arcivescovo – ma la condivisione del ministero episcopale».

La celebrazione ha assunto un tono spiccatamente caritativo, con la presenza dei volontari del Banco Alimentare, della Caritas diocesana, delle Confraternite e dei gruppi di volontariato. Una scelta non casuale, ma programmatica, come ribadito da Monsignor Renna: «La testimonianza di un martire chiede che noi oggi viviamo la carità in una maniera tutta particolare». Il pensiero dell’Arcivescovo è corso subito alle ferite aperte della Sicilia: alla popolazione di Niscemi, per la quale la Chiesa catanese eleva la sua preghiera, e a quanti vedono il proprio futuro lavorativo a rischio. «Dove più grande è la povertà, più grande si manifesta la carità», ha ammonito, invitando a una fiducia operosa nella Provvidenza.

Monsignor Massaro, prendendo la parola, non ha nascosto la sua emozione nel trovarsi nella «casa più bella e più cara» di Catania. Le sue parole sono state un inno all’amicizia spirituale con Monsignor Renna – definito «fratello e amico che non ti lascia mai solo» – e al contempo un richiamo vibrante al significato del Giubileo Agatino. Novecento anni dal ritorno delle reliquie non sono, per il Vescovo di Avezzano, una mera ricorrenza storica, ma un «kairòs», un tempo di grazia per la rievangelizzazione.

L’omelia è stata un crescendo di appelli alla coerenza cristiana, riecheggiando la lettera pastorale dell’Arcivescovo Renna. «Agata è roccia», ha scandito Monsignor Massaro, «non perché dura, ma perché salda in un tempo in cui tutto sembra negoziabile». Il monito è chiaro: Sant’Agata non tollera la «schizofrenia tra il dire e il fare», tra l’indossare il sacco votivo e il vivere nell’ingiustizia. Citando la ferma risposta della Santa alle lusinghe e alle torture, il presule ha attualizzato il concetto di martirio: non più (o non solo) il sangue, ma la fedeltà quotidiana al Vangelo. È il martirio della pazienza in famiglia, dell’onestà sul lavoro, del coraggio dei giovani di non vergognarsi della propria fede.

«Catania ha bisogno di questa testimonianza», ha concluso Monsignor Massaro, evocando la figura luminosa del Beato Cardinale Dusmet, che seppe unire preghiera e servizio agli ultimi. In una giornata che la Chiesa italiana dedica alla Vita, con l’accorato appello «Prima i bambini», la festa di Sant’Agata diventa così non una parentesi di folklore, ma un esame di coscienza collettivo. Mentre la città si appresta all’offerta della lampada votiva da parte dell’amministrazione comunale – momento a cui Monsignor Renna ha partecipato subito dopo il saluto in Cattedrale – il messaggio che risuona è inequivocabile: la vera devozione non è di facciata, ma si incarna nella carità, nella giustizia e in una fede che, come quella della «fanciulla cristiana», non si lascia piegare dalle mode del tempo.

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L.P