
Gianni Alemanno è arrivato a Catania l’11 luglio per un punto stampa con un messaggio preciso: il suo movimento «Indipendenza» confluisce in «Futuro Nazionale», il partito del generale Roberto Vannacci. Una scelta maturata, dice lui stesso, già durante la detenzione.
«Quando ero ancora in carcere ho visto con chiarezza che Futuro Nazionale è la priorità della politica italiana. È la possibilità di dare voce alla Destra, al sovranismo, alla Destra sociale e quindi non potevo non sostenere questo progetto. Uscito mi sono immerso subito in questa situazione perché è un partito che sta nascendo, che deve crescere e che, secondo me, arriverà alle prossime elezioni alla doppia cifra».
Un obiettivo ambizioso per una formazione ancora in costruzione. Ma Alemanno sembra convinto che lo spazio politico ci sia, e che le forze di governo lo abbiano lasciato libero.
L’ex sindaco di Roma ha scelto la Sicilia per lanciare il messaggio, e non a caso. L’isola gli ha restituito, a suo dire, una sensazione ben precisa.
«In Sicilia ho sentito un senso di abbandono; è come se la politica attuale, il centrodestra, non riesca a cogliere le esigenze del territorio, a radicarsi profondamente, a dare quelle risposte che la gente si aspetta. C’è un momento di crisi in tutta Italia; aumentano le persone che sono in stato di povertà, diminuisce la ricchezza complessiva. Sostanzialmente è un momento in cui bisognerebbe dare un rilancio all’economia ma di tutto questo non si vede traccia».
Un quadro cupo, che Alemanno attribuisce all’immobilismo del centrodestra al governo. Nessun progetto, nessuna direzione visibile.
Il bersaglio più diretto è Giorgia Meloni. Alemanno non usa mezzi termini: la premier ha tradito le promesse elettorali.
«Quattro anni fa la Meloni prometteva di essere sovranista e poi è diventata una liberalconservatrice. La Meloni prometteva di ridare indipendenza all’Italia e siamo ancora più schiacciati in Europa. Questo Governo ha approvato il nuovo patto di stabilità europeo, che sta creando enormi problemi all’economia italiana, e aveva il potere di veto per bloccare questo accordo ma non lo ha fatto».
Su identità e programma, aggiunge, Futuro Nazionale vuole fare quello che il governo non ha fatto: «rompere i luoghi comuni», smettere di filtrare ogni cosa «in nome di un astratto principio antifascista», come dice lui. Un’offerta politica che punta a chi si sente deluso dalla destra di governo.
Nella nuova formazione, Alemanno si ritaglia un ruolo preciso. Vuole portare dentro Futuro Nazionale la tradizione della destra sociale, quella che unisce la questione identitaria a quella economica.
«Io voglio portare l’esperienza della Destra sociale quindi una grande attenzione al problema del lavoro povero, ai servizi sociali, alla sanità. Tutto quello che sostanzialmente completa l’aspetto identitario. Questione identitaria e questione sociale stanno insieme».
Il messaggio è che difendere l’identità nazionale e combattere la povertà non sono obiettivi separati. «Non è possibile che ci siano sempre pochi ricchi e la realtà della popolazione sia sempre più povera», ha aggiunto.
Un passaggio personale, inevitabile, riguarda il sistema carcerario. Alemanno ha trascorso un periodo in detenzione e ne parla con cognizione diretta.
«In carcere non mi sono sentito abbandonato. Ci sono moltissime persone che sono venute a trovarmi di Fratelli d’Italia, a cominciare dal presidente del Senato. Quindi da questo punto di vista non c’è stato abbandono. Il problema è che quando io ho posto il problema delle carceri, una situazione assolutamente folle, fuori da ogni logica, controllo, a questo appello ha risposto solo La Russa».
Gli altri, dice, non hanno fatto nulla. La sua proposta è chiara: ridurre il sovraffollamento, garantire rieducazione vera, offrire studio e lavoro a chi è detenuto. «La sicurezza del cittadino è strettamente legata a quella di un carcere che funziona, che rieduca, che riduce la recidiva e che non sia una università del crimine com’è attualmente», ha concluso.