Aeroporto di Comiso, la Regione annuncia controlli sul trasferimento dei passeggeri dirottati

C’è un momento, nel racconto di quanto accaduto domenica scorsa, che fotografa meglio di ogni analisi lo stato dei trasporti siciliani nelle giornate di emergenza. Un autobus con lo stemma della Regione siciliana sul cruscotto, fermo nel piazzale dell’aeroporto di Comiso, che apre le portiere ai passeggeri dirottati da Catania e poi, prima di partire, chiede dieci euro a testa. In contanti. Senza biglietto, senza ricevuta. Tutto in nero.

La vicenda è raccontata dal quotidiano La Sicilia, che ha raccolto la testimonianza di uno dei passeggeri, arrivato a Comiso sul volo WizzAir da Venezia dopo l’ennesima chiusura dello spazio aereo etneo. Un fine settimana da cento voli dirottati tra sabato e lunedì, con lo scalo ibleo preso d’assalto e gli operatori costretti agli straordinari.

Il meccanismo, nel racconto, è semplice e amaro. L’autista prima conferma che avrebbe portato tutti a Catania, poi si chiude nella cabina, telefona alla sua compagnia, e quando riapre la portiera il servizio ha un prezzo. «Chi vuole partire paga, chi non vuole pagare resta qua», avrebbe intimato. Davanti alla prospettiva di restare bloccati, con famiglie e anziani provati da ore di viaggio, in pochi hanno avuto la forza di dire no. L’autobus da 55 posti si è riempito.

Il dipartimento regionale Infrastrutture ha chiarito che i passeggeri con un titolo di viaggio per Catania e dirottati altrove vanno riportati a destinazione senza pagare nulla. La ditta protagonista dell’episodio, secondo le verifiche del quotidiano, non rientrava nemmeno tra quelle contrattualizzate dalla Regione. Gli uffici parlano di fatto «molto grave» e annunciano controlli.

Ma oltre al singolo episodio di sciacallaggio, che meriterà accertamenti, resta un problema di fondo. Le chiusure dello spazio aereo su Catania per l’attività dell’Etna non sono un imprevisto eccezionale. Sono un fatto ricorrente, con cui la Sicilia orientale convive da sempre e con cui continuerà a convivere. Il vulcano non se ne andrà, e i suoi capricci torneranno a bloccare Fontanarossa altre volte, con la stessa puntualità con cui accade da anni.

Eppure ogni volta il sistema sembra farsi trovare impreparato. Passeggeri lasciati allo sbaraglio dalle compagnie aeree, transfer improvvisati, taxi che arrivano a chiedere cifre folli per raggiungere Catania da Comiso, Trapani o Palermo. Una gestione dell’emergenza che si accende solo quando l’emergenza è già in corso, e si spegne appena il cielo torna sereno.

Sarebbe il caso di ragionare su qualcosa di stabile. Un protocollo permanente, protocolli di transfer già pronti, tariffe fissate in anticipo, controlli sulle ditte autorizzate. Non un piano da tirare fuori dal cassetto ogni volta che l’Etna dà spettacolo, ma una struttura che entri in funzione da sola, senza lasciare i viaggiatori in balia di chi vuole approfittarne. Perché il vulcano è parte della nostra terra, e la nostra amata Etna continuerà a ricordarcelo. Tanto vale organizzarsi una volta per tutte.

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Redazione