
Al convegno del Gruppo Arena a Catania, imprese, istituzioni e mondo accademico discutono di filiera agroalimentare, logistica, Ponte sullo Stretto e misure stabili per accompagnare gli investimenti delle aziende siciliane.
CATANIA – La transizione ecologica e quella digitale non sono più scenari futuri, ma il terreno su cui le imprese siciliane si giocano la possibilità di restare competitive nei mercati nazionali e internazionali. È da questa consapevolezza che prende le mosse il convegno “La sostenibilità nel carrello. Valorizzazione della filiera agroalimentare e ruolo della grande distribuzione”, promosso dal Gruppo Arena nell’ambito di Frutech, l’expo dell’agricoltura e dell’agroalimentare ospitata a Catania.
Al centro del confronto, un concetto di sostenibilità che va ben oltre l’ambiente. Riguarda l’economia reale, il lavoro, le imprese agricole e i territori. Un percorso non lineare, che intreccia investimenti ambientali, sviluppo tecnologico e politiche pubbliche, con l’obiettivo di tenere insieme il presente e il futuro delle comunità locali.
«Ogni prodotto che entra negli scaffali racconta una storia fatta di persone, investimenti e scelte produttive» ha ricordato Giovanni Arena, amministratore delegato del gruppo. «Il nostro compito è fare in modo che quel carrello sia giusto per il consumatore, per i produttori e per il sistema Paese». Nessuna concessione alle mode: «La sostenibilità non è un vezzo. È una scelta obbligata. Le aziende che non saranno sostenibili non avranno futuro».
Davanti a una platea gremita di imprenditori e operatori del settore, Arena ha insistito sulla necessità di un cambio di passo strutturale nel rapporto tra grande distribuzione e mondo agricolo. «Noi non lavoriamo con fornitori, ma con partner. La filiera agroalimentare non è un costo da comprimere, ma un patrimonio industriale da valorizzare». Per il manager, la distribuzione moderna è ormai una vera piattaforma industriale, in grado di orientare i consumi e quindi la produzione: «Questo comporta una responsabilità enorme che va ben oltre il prezzo esposto sullo scaffale».
Uno dei passaggi più netti è arrivato quando il confronto si è spostato sulle infrastrutture e sulla logistica, punti deboli storici del sistema Sicilia. «Se vogliamo che la nostra regione cresca davvero come sistema produttivo, non bastano le buone filiere. Servono collegamenti efficienti, porti e retroporti funzionali, connessioni veloci con il resto d’Italia e d’Europa» ha spiegato Arena. Da qui il riferimento al Ponte sullo Stretto, indicato come snodo strategico più che come bandiera politica: «Non è una scelta di destra o di sinistra. È un’opera dei siciliani e degli italiani. Serve a facilitare i trasporti, migliorare gli scambi tra le regioni e con i Paesi europei. Senza infrastrutture non c’è competitività».
Nella sua riflessione, l’imprenditore ha chiamato in causa anche il quadro normativo nazionale. «Alle imprese servono norme certe e stabili. Non possiamo programmare investimenti di medio e lungo periodo con regole che cambiano continuamente, con misure temporanee o con fondi inadeguati» ha osservato, chiedendo che gli strumenti come industria 4.0 e 5.0 siano resi strutturali. «Serve continuità, non interventi a termine. Gli strumenti che accompagnano gli investimenti non possono essere intermittenti, altrimenti le aziende restano in sospeso e rinviano le decisioni strategiche».
Il tema della collaborazione tra pubblico e privato è stato ripreso anche dal rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, che ha messo l’accento sul ruolo del mondo accademico come leva per la crescita dei territori e per una transizione sostenibile della filiera agroalimentare. Nuove competenze, ricerca applicata, innovazione tecnologica sono, nelle parole del rettore, «ingredienti indispensabili per dare gambe ai progetti delle imprese».
Nella tavola rotonda conclusiva si sono confrontati il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro, il deputato regionale Nicola D’Agostino, la docente universitaria Alessandra Gentile, l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo. Al centro degli interventi, la necessità di allineare gli investimenti pubblici, le strategie delle imprese e le politiche per il lavoro, affinché la filiera agroalimentare continui a essere uno dei motori principali della crescita siciliana.
Dal confronto emerge un unico pensiero condiviso: la sostenibilità non è uno slogan da convegno, ma una strategia industriale che chiede visione, continuità e responsabilità condivise. Dal campo allo scaffale, dalle infrastrutture ai grandi hub logistici, la sfida che parte da Catania parla a tutta l’Isola. E chiama in causa istituzioni, imprese e cittadini, chiamati a scegliere se restare fermi o salire, insieme, su un treno che non passerà molte altre volte.