
Situazione al Viale Kennedy Catania
Il passaggio del ciclone Harry sulla Sicilia, e in particolare lungo la costa ionica, rappresenta uno degli eventi meteorologici più violenti degli ultimi anni. In un quadro complessivo di grave devastazione materiale, è doveroso riconoscere l’elevato valore del sistema di preallerta attivato nei giorni precedenti all’evento.
Le comunicazioni tempestive della Protezione Civile, unite alle ordinanze e agli avvisi diffusi con rapidità dai sindaci dei territori interessati, hanno consentito l’adozione di misure preventive efficaci, permettendo di tutelare l’incolumità delle persone ed evitando un bilancio umano che avrebbe potuto essere ben più drammatico. Un risultato che conferma la validità delle procedure di emergenza e il ruolo centrale delle amministrazioni locali nella gestione del rischio.
Ciò non attenua, tuttavia, la portata dei danni subiti dal patrimonio privato, dal tessuto produttivo e dalle infrastrutture pubbliche costiere: abitazioni inagibili, attività economiche bloccate, litorali erosi e strutture turistiche compromesse. Oggi l’emergenza non è più solo di protezione civile, ma è diventata economica, sociale e finanziaria. Da Siracusa a Messina, 150 km di costa gravemente deturpata dalla violenza del mare e dalla forza del vento.
È su questo piano che si misura ora la capacità di risposta delle istituzioni: passare rapidamente dalla fase di prevenzione e sicurezza a quella della ricostruzione e del sostegno economico, utilizzando strumenti già collaudati, evitando ritardi procedurali e fornendo certezze a cittadini e imprese.
Il fronte pubblico: urgenza, semplificazione e poteri straordinari
Per quanto riguarda le opere pubbliche e il ripristino delle coste, il tema è noto e non necessita di lunghe disamine: la devastazione dei litorali ionici mette a rischio l’intero comparto turistico balneare. Serve un’azione rapida e coordinata, che eviti la dispersione di competenze e responsabilità.
In questa prospettiva, l’istituzione di un Commissario straordinario con pieni poteri – dalla quantificazione dei danni alla realizzazione degli interventi di recupero e messa in sicurezza – rappresenta una soluzione concreta e già collaudata in altri contesti emergenziali. Un modello che consenta di operare in deroga alle procedure ordinarie, mantenendo al contempo presidi di legalità e controllo, è oggi l’unico strumento compatibile con i tempi imposti dal calendario turistico.
Il nodo centrale: sostegno pubblico a privati e attività economiche
Se l’intervento pubblico sulle infrastrutture è indispensabile, il vero banco di prova riguarda il sostegno economico a privati cittadini e imprese, che rischiano di rimanere schiacciati tra burocrazia, anticipazioni finanziarie impossibili e tempi di ristoro incompatibili con la ripresa.
Ipotesi di intervento nazionale: un credito d’imposta “emergenziale” sul modello bonus edilizi
Una prima opzione, di immediata applicazione, è quella di un intervento nazionale fondato su strumenti già noti agli operatori: credito d’imposta con sconto in fattura.
L’ipotesi tecnica potrebbe articolarsi come segue: Aliquota agevolativa dal 50% al 70%; Sconto in fattura o cessione del credito, per consentire anche ai soggetti incapienti di avviare i lavori senza anticipazioni insostenibili; Burocrazia con: asseverazione tecnica dei lavori; verifica dei requisiti; visto di conformità da parte del commercialista.
Adattare quindi il bonus/contributo per gli eventi sismici, trasformandolo in una misura di ristrutturazione post-evento calamitoso, mantenendo gli stessi massimali di spesa, e limitando l’accesso esclusivamente ai casi di danno accertato.
Il danno dovrebbe essere certificato da autorità pubbliche competenti – Comune, Protezione Civile, Commissario straordinario – evitando così abusi e garantendo la destinazione mirata delle risorse.
Una misura di questo tipo avrebbe tre vantaggi immediati di grande valore, quali la rapidità di attuazione, perché basata su procedure già note, il coinvolgimento diretto della filiera tecnica e professionale, che garantisce controlli ex ante, e l’effetto leva sull’economia locale, riattivando subito il comparto edilizio.
Ipotesi di intervento regionale: rimodulare strumenti già previsti
In alternativa – o in integrazione – è possibile agire a livello regionale. La Regione Siciliana, tramite la Finanziaria 2026–2028, ha recentemente introdotto un bonus edilizio regionale da 45 milioni di euro complessivi (15 milioni l’anno), destinato a interventi di miglioramento sismico ed efficientamento energetico.
In sintesi, la misura prevede: Contributo a fondo perduto del 50% con massimali di spesa: 25.000 € per edifici unifamiliari; 20.000 € per edifici da 2 a 8 unità immobiliari; 15.000 € per edifici con più di 8 unità. Ad oggi, tuttavia, si attendono ancora i decreti attuativi, elemento che rende la misura inefficace nel breve periodo.
Il ciclone Harry offre l’occasione per una rimodulazione strategica capace di rivedere i massimali per renderli coerenti con il nuovo contesto, destinare prioritariamente il bonus agli immobili danneggiati dall’evento calamitoso, prevedere un meccanismo di contributo diretto sulle fatture, con pagamento all’impresa, semplificare l’iter autorizzativo, mantenendo la tracciabilità tecnica e fiscale.
In questo modo, una norma già esistente potrebbe diventare uno strumento emergenziale immediatamente operativo, senza dover costruire ex novo nuove architetture legislative.
Conclusione: rapidità, competenza tecnica e ruolo strategico dei commercialisti
Il ciclone Harry non è solo un evento meteorologico estremo: è una prova di sistema per le istituzioni italiane. La tempestività degli allarmi diffusi dalla Protezione Civile e dai sindaci dei comuni interessati ha infatti salvato vite umane, permettendo all’apparato di protezione civile e alle amministrazioni locali di attivare procedure preventive efficaci.
Tuttavia, la sfida che si apre ora è di natura economica e sociale: sostenere la ricostruzione, garantire la continuità delle attività economiche, preservare il patrimonio abitativo privato e la resilienza produttiva del territorio sono obiettivi che richiedono risposte politiche rapide.
In questa prospettiva, è fondamentale allargare il campo degli strumenti di supporto pubblico includendo anche la sospensione dei pagamenti di contributi previdenziali e assistenziali e degli adempimenti fiscali per le attività economiche danneggiate.
Ed è proprio qui che emerge la centralità dei professionisti. Ingegneri, architetti, geometri e naturalmente noi commercialisti, professionisti che operano quotidianamente al fianco di famiglie, imprenditori e amministrazioni.
Il coinvolgimento strutturato dei commercialisti nella fase di progettazione, attuazione e monitoraggio delle misure di sostegno non è solo auspicabile: è strategico per trasformare una norma in un beneficio concreto.
Gli strumenti esistono, le esperienze passate offrono modelli già collaudati. Ciò che serve ora è una decisione politica chiara, orientata alla velocità e alla semplificazione.
Ogni settimana persa aumenta il rischio di desertificazione economica della costa ionica e compromette irreversibilmente la prossima stagione estiva. La Sicilia non può permetterselo. La risposta deve essere rapida, tecnica e concreta.
Le misure ci sono – e i commercialisti sono pronti a metterle in pratica.
Fabrizio Leotta
Mirco Arcangeli
Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle ACI