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Anno Giudiziario Catania 2026: relazione Presidente Dipietro, dati civili e penali

Luci e ombre sulla giustizia etnea: i dati del 2025 tra successi del Pnrr, carenze di organico e l’eterna emergenza logistica.

È una fotografia in chiaroscuro quella scattata da Giovanni Dipietro, Presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Catania, nella sua relazione sull’amministrazione della giustizia per il periodo 1° luglio 2024 – 30 giugno 2025. Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, l’analisi dei dati restituisce l’immagine di un distretto che lotta per mantenere i propri standard di efficienza nonostante le “croniche scoperture d’organico” e una situazione logistica che definire precaria è un eufemismo. Se il settore civile mostra segnali di stabilità e miglioramento, con una durata dei processi in Corte d’Appello scesa a 547 giorni (ben al di sotto della soglia biennale europea), il comparto penale soffre ancora di mali antichi, aggravati da riforme non sempre coordinate.

Il dato più allarmante riguarda le risorse umane. I vuoti d’organico della magistratura nel distretto si attestano al 14,08% per gli uffici giudicanti e al 10% per la Procura Generale. Una criticità che, avverte Dipietro, suscita «grande preoccupazione in un territorio caratterizzato dalla diffusa presenza di numerose e agguerrite organizzazioni mafiose». Ancora più drammatica la situazione del personale amministrativo, con una scopertura superiore al 20%, solo parzialmente tamponata dall’apporto dei funzionari dell’Ufficio per il Processo (UPP). Proprio su questi ultimi, assunti per attuare il Pnrr, pende la spada di Damocle della scadenza contrattuale al 30 giugno 2026: l’incertezza sul loro futuro sta già provocando «numerosi abbandoni» verso posti più stabili, disperdendo competenze preziose proprio mentre i tribunali, come quello di Catania e Siracusa, raggiungono obiettivi lusinghieri nello smaltimento dell’arretrato.

Sul fronte logistico, la relazione non usa mezzi termini. Le strutture giudiziarie sono «esposte alle ingiurie del tempo». Emblematica la vicenda del tetto del Palazzo di Giustizia di piazza Verga: dopo i danni del 2022, il progetto di risanamento attende ancora la gara d’appalto ministeriale, costringendo la Corte a interventi tampone per fermare le infiltrazioni nell’ambulacro. Una speranza arriva dai lavori per la nuova cittadella giudiziaria di viale Africa, la cui consegna è prevista per i primi mesi del 2027, e dall’acquisto dell’ex istituto “Regina Elena” per gli uffici minorili, primo investimento immobiliare del Ministero in Sicilia dopo molti anni. Tuttavia, la realtà quotidiana resta fatta di pc fissi “datati” e reti non sempre performanti, nonostante un livello di digitalizzazione definito ormai “maturo”.

Nel settore penale, sebbene la Corte d’Appello abbia ridotto le pendenze finali a 13.725 procedimenti, l’obiettivo di aggredire l’arretrato patologico resta difficile senza nuove risorse. Preoccupa l’aumento dei procedimenti presso la sezione minorenni (+28%) e le Corti d’Assise, specchio di un disagio sociale crescente. Il Presidente Dipietro segnala inoltre come la continua sovrapposizione di riforme, spesso “distoniche”, rischi di creare confusione. Tra i fenomeni criminali, oltre alla mafia che tenta di infiltrarsi nell’economia legale (appalti, forniture), resta alta l’attenzione sul “Codice Rosso” e sulla tratta dei migranti, con un numero sempre “considerevole” di minori non accompagnati che mettono a dura prova il Tribunale per i Minorenni.

In conclusione, il distretto etneo regge l’urto grazie all’abnegazione di magistrati e personale, ma il sistema si regge su un “precario equilibrio”. Le “buone prassi” organizzative e l’innovazione tecnologica non possono, da sole, compensare all’infinito la mancanza di uomini e mezzi. Come sottolinea la relazione, l’efficienza della giustizia non può essere solo declamata, ma va sostenuta con «nuove e strutturali politiche di reclutamento».

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Redazione