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Maltrattamenti su minore, genitori allontanati dopo un video sui social

Un video diventato virale sui social ha fatto emergere un grave quadro di violenze domestiche ai danni di un minore: il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento per entrambi i genitori.

Un filmato pubblicato sulla piattaforma TikTok, accompagnato da audio e divenuto rapidamente virale, ha dato il via a un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania che ha portato all’adozione di una misura cautelare personale nei confronti di una coppia, un uomo e una donna, genitori di un bambino di 11 anni.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo ha disposto nei loro confronti il divieto di avvicinamento al minore, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza per l’ipotesi di maltrattamenti aggravati in concorso.

Le indagini, avviate il 3 gennaio 2026, hanno preso origine proprio dalla segnalazione del video, nel quale sarebbero documentati episodi di violenza fisica e psicologica: percosse con un cucchiaio di legno, umiliazioni verbali e comportamenti degradanti, avvenuti anche alla presenza di altri bambini in tenera età.

In una prima fase investigativa, la Procura aveva disposto il fermo del padre, indicato inizialmente come unico autore dei maltrattamenti sulla base delle dichiarazioni della vittima. Successivamente, a seguito della scarcerazione per insufficienza della gravità indiziaria riconosciuta dal gip, le attività investigative sono proseguite con l’audizione dei familiari e ulteriori accertamenti.

Dalle testimonianze raccolte sarebbe emerso un contesto di violenze sistematiche che coinvolgerebbe entrambi i genitori. In particolare, secondo quanto ricostruito in sede investigativa, anche la madre avrebbe colpito il bambino in più occasioni e sarebbe risultata l’autrice materiale del video diffuso online, sebbene il minore abbia riferito che le riprese sarebbero state effettuate da una sorella.

Le verifiche avrebbero inoltre portato alla luce ulteriori episodi di presunte condotte violente, legate a motivi ritenuti futili, come rimproveri scolastici o reazioni emotive di altri figli. In alcune circostanze, il minore sarebbe stato chiuso a chiave in uno sgabuzzino. Analoghi comportamenti sarebbero stati rivolti anche agli altri figli della coppia, di età compresa tra 4 e 8 anni.

Il giudice ha ritenuto che la reiterazione delle condotte, la loro gravità e il rischio di inquinamento probatorio giustificassero l’adozione della misura cautelare, pur rigettando la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla Procura.

La Procura di Catania ha annunciato che valuterà l’eventuale impugnazione del provvedimento emesso dal gip nelle prossime ore.

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Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione