
Mentre sullo Ionio incombe l’ennesimo “mega-ciclone” e la Protezione civile resta con lo sguardo puntato alle carte meteo e ai modelli previsionali, a Catania c’è un’altra perturbazione, di segno opposto, che sta cambiando il clima del territorio: è la pressione crescente di chi investe, innova, assume, racconta. È la convergenza fra automotive ed editoria che, quasi in silenzio, sta rilanciando la città come piazza strategica tra impresa, lavoro e innovazione.
In un Sud spesso rappresentato solo attraverso emergenze, allerte meteo e fragilità infrastrutturali, l’intervista de La Sicilia a Vincenzo Rappa, presidente di Nuova Sport Car, suona come una smentita concreta e difficilmente contestabile. Non è una semplice storia aziendale, ma il ritratto di un capitalismo che sceglie di restare e radicarsi, proprio mentre altrove si continua a parlare di delocalizzazioni e fuga di competenze.
L’implementazione della sede di Catania, inaugurata venerdì alla presenza del managing director Stellantis, Antonella Bruno, segna un punto di svolta. «Catania è per noi la piazza più importante per il mercato premium: qui realizziamo 200 milioni di euro di ricavi, il 50% del nostro fatturato», ha dichiarato Rappa. Basterebbe questa cifra per ribaltare il luogo comune di un Sud assistito e marginale: in riva allo Ionio si produce oggi metà del giro d’affari di un gruppo che ragiona su standard internazionali e parla con i colossi globali dell’auto.
Ma ci sono due dati che colpiscono più dei numeri in bilancio: il profilo della clientela e le ricadute sull’occupazione. In un contesto economico incerto, si parla di consumatori in grado di investire, tra auto di fascia alta e benessere personale, cifre medie che sfiorano il mezzo milione di euro. Un mercato top-tier che smentisce il racconto di un territorio condannato alla sola sussistenza. E, soprattutto, l’annuncio: «Ci saranno certamente nuove assunzioni». Non un generico “vedremo”, ma un impegno a trasformare il fatturato in posti di lavoro, competenze, professionalità.
Qui sta il vero cambio di paradigma: la crescita non viene letta solo in chiave finanziaria, ma come responsabilità verso la comunità. La strategia multibrand, la capacità di muoversi tra ibrido, elettrico e motori tradizionali senza farsi paralizzare dalle incertezze regolatorie di Bruxelles, raccontano un’azienda che non subisce la transizione, ma la governa. In un momento in cui il quadro normativo europeo sulle emissioni è tutt’altro che definitivo, la flessibilità diventa un vantaggio competitivo e, insieme, una garanzia di stabilità per il territorio.
Questa scossa nell’automotive si riverbera, quasi per osmosi, nelle stanze del quotidiano che la racconta. Sotto la guida dell’editore Salvatore Palella, La Sicilia vive una trasformazione che è al tempo stesso tecnologica e culturale. Non si tratta solo di investimenti in infrastrutture, piattaforme digitali, strumenti di produzione editoriale: è un cambio di sguardo.
Palella ha scelto di puntare su una redazione ringiovanita, su risorse interamente giovani chiamate a leggere e interpretare un’isola in movimento. Un editore che, partito a 17 anni con una valigia di sogni, torna e decide di scommettere su chi oggi quella valigia potrebbe prepararla, offrendo invece prospettive per restare. L’eccellenza diventa circolare: un editore giovane che affida il racconto di imprenditori come Rappa a giornalisti che condividono la stessa grammatica del futuro.
Non è un dettaglio di costume, ma un pezzo di politica industriale dell’informazione: un quotidiano che si aggiorna, investe e innova diventa infrastruttura del territorio, capace di attrarre attenzione nazionale e fare da cassa di risonanza a un ecosistema produttivo spesso invisibile.
Catania appare come un laboratorio avanzato. Da un lato l’Etna Valley, con il suo cuore tecnologico; dall’altro il consolidamento di poli commerciali di primo piano, come la sede Stellantis gestita da Nuova Sport Car, e di un’informazione locale che punta a standard nazionali.
Il fatto che gruppi globali come Stellantis o BMW rafforzino le partnership con soggetti siciliani è un riconoscimento delle competenze del territorio. Se Catania fosse solo periferia, non concentrerebbe il 50% del fatturato di un player premium né attrarrebbe investimenti editoriali su tecnologia e capitale umano.
In questo contesto la politica, a partire dal Governatore Renato Schifani, è chiamata a non restare spettatrice. Strade sicure, infrastrutture efficienti, gestione dei rifiuti e tutela del territorio sono condizioni minime per non disperdere l’energia del privato. Se l’impresa mette capitale e coraggio, le istituzioni hanno il dovere di offrire certezze.
L’editoriale ha un segno inequivocabilmente positivo. La Sicilia non è più solo la terra da cui si parte, ma quella in cui si può scegliere di restare o tornare per costruire. Catania, con l’automotive di alta gamma e un quotidiano avviato al rinnovamento, manda un messaggio chiaro: qui si pianifica, si rischia, si cresce.
Tra l’Etna e il mare, mentre il “mega-ciclone” ricorda la fragilità del territorio, un’altra forza, più silenziosa ma più duratura, ridisegna le mappe: l’intreccio tra impresa, lavoro e innovazione. Un’onda lunga che può fare di Catania una piattaforma strategica del Mediterraneo. E questa volta la direzione del vento dipende soprattutto da noi.