Apertura

Danni da maltempo in Sicilia: sopralluoghi istituzionali e richiesta stato di calamità

Danni ingenti, sopralluoghi istituzionali e il nodo della ricostruzione sostenibile.

Il ruggito del mare si è placato, ma le ferite lungo la costa ionica restano aperte, testimoniando la violenza del ciclone Harry. Viale Artale Alagona, cuore pulsante del lungomare catanese, è ancora interdetto al traffico, ingombro di detriti e segnato da una voragine che ha inghiottito marciapiedi e ringhiere. Tuttavia, la volontà di ritorno alla normalità è forte: la riapertura è prevista «tra martedì e mercoledì». A garantirlo è il sindaco Enrico Trantino, durante un sopralluogo operativo proprio sul ciglio della scogliera lavica devastata.

Ad accompagnare il primo cittadino in questa ricognizione delle aree colpite c’era il presidente del Senato, Ignazio La Russa, giunto in Sicilia per toccare con mano la situazione. Con loro, una delegazione istituzionale composta dal capo della Protezione Civile regionale, Salvatore Cocina. Il tour ha toccato i punti nevralgici del disastro: da Letojanni a Mazzeo nel messinese, fino ad Aci Trezza. Luoghi dove la furia delle onde ha spazzato via attività ed economie, e per i quali la seconda carica dello Stato ha invocato una mobilitazione mediatica e solidale, lanciando un appello affinché giornali e tv nazionali «dovrebbero occuparsi con maggiore intensità di ciò che sta avvenendo» e auspicando un «numero unico per chi volesse contribuire ad alleviare il dramma».

Ma per Catania, metropoli costiera con chilometri di litorale, la solidarietà da sola non può bastare. Le cifre sono impietose e destinate a salire. «Abbiamo già comunicato una prima richiesta per i danni da 120 milioni di euro», ha dichiarato Trantino, precisando che si tratta di una stima parziale, un numero che «non tiene conto di tutte le segnalazioni che ci stanno giungendo da chi ha subito danni nelle proprie abitazioni, nelle proprie attività». È un bollettino di guerra che necessita di risposte strutturali immediate.

La risposta operativa non si fa attendere. Il lungomare riaprirà a breve, seppur con limitazioni: «Mercoledì al massimo riapriremo il lungomare, seppur a doppio senso di circolazione, solo su una carreggiata», conferma il sindaco, trasformando l’emergenza in un’occasione di riflessione urbanistica profonda. I lavori di ripristino, che si intrecceranno con quelli già programmati da piazza Nettuno, dureranno circa due anni e mezzo. In questo lasso di tempo, l’amministrazione valuterà se «a livello geologico ci possono essere dei problemi che comportino l’esigenza di sacrificare il marciapiede».

Le parole di Trantino risuonano come un monito severo contro l’arroganza antropocentrica del passato: «Dobbiamo fare i conti con un evento che ha messo a nudo le nostre debolezze, le nostre fragilità, la nostra insipienza nel non aver saputo pensare 50, 40 o 30 anni fa, che la natura non può essere sopraffatta dall’intervento umano». L’obiettivo ora è «riguardare il tutto», evitando di «commettere gli errori del passato e senza fare nulla che il mare si possa riprendere».

Mentre i privati e colossi come Webuild si attivano per i primi interventi, la macchina politica regionale accelera. Il governatore Renato Schifani è pronto a volare a Roma per il Consiglio dei Ministri, dove formalizzerà la richiesta dello stato di calamità nazionale e la nomina di un commissario per la ricostruzione. Sul tavolo c’è anche la necessità di snellire la burocrazia, un punto sollevato da Mario Emanuele Alvano, segretario generale dell’Anci Sicilia. Alvano ha ricordato come i sindaci siano stati «in prima linea fin da subito», nonostante la cronica carenza di personale e fondi, e ha avvertito che «sarebbe imprudente dare per scontato che tutto possa tornare com’era prima». Serve una nuova visione, investimenti mirati e, come richiesto anche dall’Ars tramite Galvagno e il M5S, ristori immediati per chi ha perso tutto.

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Redazione