
Il vertice nazionale del Sib analizza i danni sulla costa etnea: chiesti ristori immediati e il blocco della Direttiva Bolkestein.
Le ferite inferte dal ciclone Harry al litorale della Sicilia orientale sono profonde e mettono a rischio l’imminente stagione turistica. Durante un vertice tenutosi nella sede di Confcommercio Catania, il presidente nazionale del Sindacato Italiano Balneari (Sib), Antonio Capacchione, ha incontrato gli operatori della Plaia e della Scogliera, i cui stabilimenti sono stati letteralmente rasi al suolo dalla violenza delle onde.
«Senza il mare il turismo muore», ha esordito Capacchione, sintetizzando lo stato di emergenza in cui versano decine di imprese che hanno visto sparire non solo le strutture, ma in alcuni casi persino i tratti di costa su cui poggiavano le piattaforme. Il sindacato ha espresso una critica aperta nei confronti del governo centrale, sottolineando come «sconcerta che il ministro Daniela Santanchè non abbia ancora visitato i territori colpiti».
Secondo il Sib, la ricostruzione non è solo una questione di fondi, ma di stabilità legislativa. Sono due i punti cardine richiesti con urgenza:
All’incontro hanno partecipato i vertici regionali e provinciali di categoria, tra cui Ignazio Ragusa (Sib Sicilia), Dario Pistorio (Fipe) e Pietro Agen (Confcommercio Catania). Ragusa ha evidenziato la gravità della situazione sulla scogliera catanese, definendola «qualcosa di terrificante», e ha richiesto un intervento mediatico nazionale per sensibilizzare il Paese.
L’assessore regionale al Territorio, Giusi Savarino, ha già dato disponibilità per avviare percorsi di semplificazione burocratica, ma la sfida resta il tempo: l’obiettivo è ripristinare la balneazione attrezzata entro Pasqua, considerando che il turismo balneare rappresenta il 41% delle presenze complessive in Sicilia.