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La Juventus in attacco ha bisogno di Džeko o di Suárez?

di :: 28 settembre 2020 16:04

La Juventus in attacco ha bisogno di Džeko o di Suárez?

Tra i due attaccanti, quale si sposerebbe meglio con il duo Ronaldo-Dybala?

Acquistare Džeko o Suárez? Giocare con una prima punta di peso davanti o con un attaccante abile a svariare? Optare per una manovra dove i cross degli esterni risultano fondamentali o per una in cui la palla bassa viaggia a tutta velocità? Queste e tante altre domande ancora stanno assillando la mente dei dirigenti juventini che non vedono l’ora di allestire il trio d’attacco bianconero della prossima stagione. Se Pirlo settimane aveva fatto capire che il bosniaco è un giocatore indispensabile per trasformare in realtà la sua idea di calcio offensiva, è anche vero che la pista che porta a Suárez non è tramontata. Arrivare a Edin risulta oggi complicato visto Fonseca non vorrebbe perderlo e la Roma non ha ancora convinto Milik a prendere il suo posto. Quest’impasse ha fatto sì che la Vecchia Signora si interessasse al Pistolero (ormai deciso a cambiare aria anche se Messi vestirà blaugrana almeno per un altro anno) che non sembra però facilmente raggiungibile. Come possono essere complicate le trattative di calciomercato! Al di là di questa considerazione, alla Juventus servirebbe più Džeko o Suárez?

Due idee di calcio totalmente differenti

La Juventus in attacco ha bisogno di Džeko o di Suárez?

Se alla corte di Pirlo arrivasse il Pistolero, la Juventus disporrebbe di un reparto avanzato che non darebbe alcun punto di riferimento agli avversari: Suárez, così come Ronaldo e Dybala, è infatti un giocatore poco propenso a occupare una determinata zona del campo e ama svariare. Stando così le cose, aspettiamoci di trovare i “tre tenori del goal” un po' ovunque: dalla fascia destra a quella sinistra, la probabilità che si scambino continuamente di posizione non è affatto remota. Se i bianconeri non potrebbero che beneficiarne in termine di pericolosità, immaginate invece i poveri difensori avversari costretti a correre in lungo e in largo per tutto il campo. Un disastro. Qualora fosse Džeko a indossare la maglia numero 9, l’attacco giocherebbe con una boa centrale, Edin appunto, che lavorerebbe sodo per permettere al collega portoghese e a quello argentino di inserirsi e approfittare degli spazi creati. Forse la Juventus con il bosniaco in campo sarebbe leggermente più prevedibile, ma questa in fondo è una considerazione puramente teorica; averne di questi problemi! Chiunque arrivi - oggi sembra più vicino il romanista rispetto al blaugrana -, sarà un ottimo rinforzo per i bianconeri, squadra da battere nel prossimo torneo di Serie A. Se non sapete ancora su cosa scommettere oggi, ossia se puntare sulla vittoria del tricolore della Vecchia Signora o della Beneamata, date tempo alla società di Torino di ingaggiare o Džeko o Suárez e siamo sicuri che non avrete più dubbi.

Alcuni interessanti numeri

Magari come noi non siete amanti dei freddi numeri, ma in questo caso qualche cifra può servire a capire meglio che tipo di attaccanti sono Džeko e Suárez. Il 34enne bosniaco ha segnato con i club 292 reti in 662 gare, di cui 106 in 5 anni con la Roma, mentre con la Nazionale 59 in 109 presenze. Abile a fare goal sia di destro, 120, che di sinistro, 68, se la cava molto bene di testa (53). Il 33enne uruguaiano, invece, è certamente più prolifico rispetto al collega - su 640 partite con i club sono 418 i goal segnati - e leggermente meno con la Nazionale - su 113 sono 59 i goal -. Metà delle reti sono state realizzate con il piede destro, 197, e solo 57 con il sinistro. Cosa ci dicono questi numeri? Che Suárez è un cecchino mentre Džeko è un attaccante più completo. Il dubbio tuttavia rimane: meglio l’uno o l’altro? Noi optiamo per il bosniaco, professionista esemplare e sempre sul pezzo, un leader silenzioso che aiuterebbe Pirlo a crescere come allenatore, visto che diversamente dai suoi colleghi più esperti, tra cui Guerini, non sa cosa sia la gavetta. L'esame bianconero con la torre romanista in campo potrebbe essere superato a pieni voti ed è forse anche per questo motivo che il neo tecnico ha fatto il suo nome alla società. 

 

 
 
 
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