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“Plastic free”: traffico illecito di rifiuti, emessi quindici provvedimenti

di :: 24 ottobre 2019 06:26

squadra mobile

Squadra Mobile

Gli agenti della Polizia di Stato di Ragusa hanno eseguito qundici provvedimenti e sequestrati preventivi di aziende nel settore del riciclo plastiche su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. Le indagini della Squadra Mobile di Ragusa e Catania, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, hanno permesso di disarticolare una presunta associazione per delinquere, di stampo mafioso, meglio conosciuta come la “stidda”, finalizzata al traffico illecito di rifiuti aggravato.

Tra i reati contestati rientrano l’estorsione pluriaggravata, l’illecita concorrenza con minaccia, le lesioni aggravate, la ricettazione, la detenzione ed il porto di armi da sparo ed il danneggiamento seguito da incendio. Gli investigatori, sono riusciti a bloccare anche uno smaltimento di plastica, di che veniva impegata nelle serre.

La plastica, grazie ad alcuni complici, secondo un ipotesi investigativa, arrivava anche al nord Italia. Le complesse indagini della polizia, sono scattate nel 2014 a seguito di un sequestro, operato a Roma dalla Squadra Mobile, di calzature contenenti materiali nocivi per la salute. Gli investigatori, avevano ipotizzato l'esistenza di un’organizzazione dedita al traffico di rifiuti plastici, acquisiti da imprese di raccolta e stoccaggio con sede a Ragusa e Catania ed esportati in Cina, dove gli stessi venivano utilizzati per la fabbricazione di scarpe, poi importate in Italia e commercializzate pur contenendo sostanze tossiche. Gli investigatori, secondo una ricostruzione, avrebbero da subito capito, che la plastica utilizzata, veniva recuperata prevalentemente dai teloni di copertura degli impianti serricoli del vittoriese, e che risultavano inquinate da agenti altamente tossici come fitofarmaci e pesticidi utilizzati nelle serre. Da qui le indagini. Gli investigatori, della Squadra Mobile di Catania e i colleghi di Ragusa con il coordinamento del S.C.O. della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, hanno da subito intercettato, le imprese vittoriesi attive nel settore della raccolta e trasformazione di rifiuti plastici che si approvvigionavano dei teli di copertura periodicamente dismessi dalle serre presenti nel territorio ricompreso fra le provincie di Ragusa, Siracusa e Caltanissetta.

Gli investigatori, avrebbero riscontrato attriti e contrapposizioni tra gli interessati durante il periodo di dismissione dei teli di copertura delle serre, anche in virtù del rilevante valore economico del settore, pari a svariati milioni di euro all’anno. Di conseguenza vi era una forte concorrenza tra le aziende che si occupavano della raccolta della plastica, le quali cercavano di ottenere il monopolio, anche attraverso, secondo l’accusa, il ricorso all’intimidazione mafiosa.  

La Procura ha richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo di 5 aziende riconducibili agli indagati. Il volume di affari complessivo delle aziende sequestrate ammonta a circa 5 milioni di euro, tra queste quelle appartenenti alla famiglia Donzelli ed all’indagato Longo. È stato nominato un amministratore giudiziario, in modo da consentire la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, con salvaguardia dei lavoratori.

Gli investigatori avrebbero raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. In particolare nei confronti di alcuni che avrebbe fatto parte di una associazione di stampo mafioso “stidda”, con al vertice, secondo la ricostruzione, da Claudio Carbonaro, finalizzata, mediante la forza d'intimidazione ad acquisire in modo diretto il controllo delle attività economiche legate alla raccolta e al riciclaggio della plastica dismessa dalle serre insistenti a Vittoria e nelle provincie di Ragusa e Caltanissetta. In particolare, è stato accertato che il sistema messo in atto dagli indagati era finalizzato ad ottenere il conferimento, in via esclusiva, della plastica dismessa dalle serre alla Sidi della famiglia Donzelli, titolari di più impianti per il riciclo di materie plastiche. Secondo la ricostruzione degli investigatori, viene evidenziata la posizione di Claudio Carbonaro, il quale, “dopo aver completato il percorso come collaboratore di giustizia, ha fatto ritorno dal 2013 a Vittoria, dove negli anni 80/90 si era reso responsabile di atroci crimini, tra gli altri più di 60 omicidi, assumendo un ruolo fondamentale per l’associazione mafiosa e ponendosi a capo dello storico clan Carbonaro-Dominante".

Carbonaro, secondo la ricostruzione, avrebbe “organizzato e diretto l’associazione, d’intesa Donzelli Giovanni Donzelli e con l’ausilio di Salvatore D’Agosta detto “turi mutanna”, reclutando e coordinando l’attività di raccolta della plastica svolta dai Minardi; quest’ultimi, detti i “barbani”, avvalendosi della capacità di intimidazione promanante dall’appartenenza al sodalizio e dalla conseguente condizione di assoggettamento e omertà, si assicuravano in via esclusiva la raccolta del prodotto, per poi conferirlo, in esecuzioni dei precedenti accordi, esclusivamente presso le imprese della famiglia Donzelli”. L’intervento di Carbonaro, secondo l’accusa, “nel 2015 ha inoltre permesso di raggiungere un accordo criminale con la famiglia gelese dei Trubia per la spartizione dei terreni, difatti i Minardi ottenevano l’esclusiva per la provincia di Ragusa”.

Tra le aggravanti contestate vi è anche la disponibilità di armi da parte degli indagati. Le attività di intercettazione hanno permesso di appurare che alcuni sodali, tra cui Carbonaro, D’Agosta, Minardi Antonino e Donzelli, disponevano di armi di diverso tipo. Da ultimo Antonino Minardi è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Ragusa per la detenzione di una pistola rubata nel mese di settembre 2019, segno di un’attuale forza del gruppo criminale. Tra i reati contestati (solo a Donzelli Giovanni, Donzelli Raffaele, Marcellino Andrea, Farruggia Francesco e Longo Giovanni), vi è inoltre la gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti.

Gli indagati smaltivano abusivamente i fanghi speciali provenienti dal lavaggio della plastica, nocivi in quanto costituiti da terra mista a fertilizzanti e pesticidi. I rifiuti venivano interrati e ricoperti con cemento e asfalto o ancora occultati mediante sversamento abusivo nei terreni adiacenti la Sidi dei Donzelli o in altri terreni di Vittoria, creando un grave danno all’ambiente. Ma non è tutto. Gli investigatori, hanno effettuato anche dei riscontri mediante videoriprese delle fasi di smaltimento illegale. I reati ambientali commessi dagli indagati hanno permesso di ottenere maggiori profitti, in quanto lo smaltimento abusivo, privo di tracciabilità (per assenza del FIR), non viene conferito presso una discarica autorizzata, con illecito abbattimento dei costi.

Tra le persone raggiunte dal provvedimento ci sono Claudio Carbonaro, 60 anni, di Vittoria, il pentito-boss; Salvatore D'Agosta, 53 anni; Giuseppe Ingala, 36 anni; Antonino Minardi, 45 anni ; Crocifisso Minardi, 53 anni; Emanuele Minardi, 49 anni ; Salvatore Minardi, 45 anni; Giovanni Tonghi, 38 anni, tutti di Vittoria e Giovanni Donzelli, 71 anni di Comiso; Raffaele Donzelli, 46e anni di Vittoria per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Domiciliari invece, Gaetano Tonghi, 37 anni di Vittoria; Giovanni Longo, 55 anni di Acate; Andrea Marcellino di 35 di Siracusa; Salvatore Minardi, 25 anni e Francesco Farruggia, 42 anni di Vittoria. 

Photo gallery

Operazione “Plastic free”
Operazione “Plastic free”
Operazione “Plastic free”
Tonghi Giovanni
Marcellino Andrea
Carbonaro Claudio
“Plastic free”: traffico illecito di rifiuti, emessi quindici provvedimenti
Minardi Emanuele
Donzelli Raffaele
Farruggia Francesco
Minardi Crocifisso
Minardi Salvatore
Tonghi Gaetano
Minardi Salvatore 95
Tonghi Gaetano
Minardi Salvatore 95
Ingala Giuseppe
D'AGOSTA Salvatore
MINARDI Antonino
Donzelli Giovanni
 
 
 
 
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