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Musumeci: "no al rientro di alcuni detenuti pericolosi"

di :: 25 aprile 2020 14:55

nello musumeci

nello musumeci

"Esistono ragioni di sicurezza, di ordine pubblico e di buonsenso per dire no al rientro di alcuni detenuti pericolosi nei luoghi dove vivevano e dove hanno commesso gravi reati. Ecco perche' certe decisioni lasciano sbigottiti. E l'incredulita' che provano alcuni magistrati, da sempre in prima linea, e' la stessa che sta provando la gente comune. Se proprio si rende necessario assegnare agli arresti domiciliari personaggi mafiosi di spessore, allo scopo di decongestionare le carceri in questo periodo di epidemia, si prendano assolutamente in considerazione soluzioni diverse". Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, alla luce dei casi Bonura, Iannazzo, Sansone e, per ultimo, Zagaria.

"Tutti detenuti condannati per mafia che hanno lasciato la cella in considerazione del loro stato di salute raggiungendo le rispettive abitazioni", ricorda una nota della presidenza della Regione Siciliana. Il governatore siciliano si rivolge al premier Conte e ai ministri dell'Interno Lamorgese e della Giustizia Bonafede, affinche' si valutino "misure alternative alla scarcerazione". Per Musumeci "la Sicilia e' una terra che oltre ad avere pagato un altissimo tributo al potere mafioso, in termini di vite spezzate e di sviluppo negato, non puo' assolutamente correre il rischio che il ritorno a casa di alcuni boss, sia pure con tutte le restrizioni e i controlli del caso, riaccenda chissa' quali dinamiche di potere all'interno delle organizzazioni criminali". Intanto il ministero della Giustizia si è attivato per far luce sui motivi che ha portato alla scarcerazione di un boss come Francesco La Rocca.

Mentre resta in carcere, Benedetto 'Nitto' Santapaola 81 anni, detto "il cacciatore", rinchiuso nel carcere di Opera. "E' ristretto in regime di 41bis" e "quindi in celle singole e con tutte le limitazioni del predetto regime che lo proteggono dal rischio di contagio": questa la motivazione con cui il giudice della Sorveglianza di Milano ha bocciato la richiesta di differimento pena ai domiciliari per motivi di salute del capomafia. 

La Lega, il primo partito a lanciare l'allarme, accusa il Governo di aver determinato questa situazione con le norme anticoronavirus che indicano di sfoltire le presenze nei penitenziari facendo scontare la pena altrove. Il Garante dei detenuti, dal canto suo, assicura che l'emergenza sanitaria non c'entra nulla. Ma sulla scarcerazione di Zagaria, che lascia "incredulo" e allarmato il pm che lo arrestò, il ministro Bonafede ha disposto accertamenti. E l'amministrazione penitenziaria cerca di correre ai ripari per il futuro, con una circolare ai direttori degli istituti che punta a far passare al vaglio delle procure antimafia le istanze dei boss. E' stato il Tribunale di Sorveglianza di Sassari a disporre la scarcerazione di Zagaria, 60 anni, recluso al 41 bis con una condanna definitiva a 20 anni, legato al clan dei Casalesi e fratello del superboss Michele Zagaria.

La decisione è stata presa per l'impossibilità di garantirgli nelle strutture sanitarie dell'isola, alle prese con l'emergenza Covid-19, la prosecuzione del percorso terapeutico di cui ha bisogno per una grave patologia. I magistrati, per evitare la scarcerazione, hanno anche chiesto il suo trasferimento in un altro istituto, ma "dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - si legge nel provvedimento della Sorveglianza - non è giunta risposta alcuna...". In assenza di alternative, quindi, il Tribunale ha disposto la detenzione domiciliare del boss nel bresciano.

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