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Mafia: boss al 41 bis si scambiavano messaggi,
i clan si stavano riorganizzano

di :: 02 febbraio 2021 07:53

carabinieri ros archivio

carabinieri ros archivio

Ci sono 6 capi mafia, 3 esponenti della Stidda oltre a due esponenti delle forze dell'ordine, al padrino latitante Matteo Messina Denaro e un avvocatessa tra i 23 destinatari del fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Una mega indagine del Ros dei carabinieri che svela come i boss, anche se ristretti al 41 bis, riescano a comunicare con l'esterno, a riorganizzare i clan, a tramare, a passarsi messaggi anche tra di loro attraverso una penalista dell'Agrigentino, divenuta - secondo quanto emerso dalle indagini - organizzatrice del mandamento mafioso di Canicatti', che utilizzava anche il proprio studio legale per i summit. L'inchiesta e' coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Calogero Ferrara, Gianluca De Leo e Claudio Camilleri. Contestati i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione ed altri reati aggravati, poiche' commessi al fine di agevolare le attivita' delle associazioni mafiose.

Boss al carcere duro che continuano a scambiarsi messaggi grazie alla complicità di insospettabili avvocati e delle falle nel sistema dei controlli negli istituti di pena, lo studio del difensore del capomafia agrigentino Giuseppe Falsone usato come sede di summit di mafia, ergastolani in semilibertà tornati ai vertici della Stidda: sono i "capitoli" principali dell'ultima indagine della Dda di palermo guidata da Francesco Lo Voi, che oggi ha portato a 22 fermi.

L'inchiesta conferma anche il ruolo di vertice del boss Matteo Messina Denaro che, nonostante 28 anni di latitanza, continua a decidere i vertici delle "famiglie". In cella anche un avvocato, legale di diversi capimafia tra cui Falsone, che oltre a mettere a disposizione dei clan il proprio ufficio, pensandolo al riparo dalle microspie, avrebbe assunto il ruolo di consigliera delle cosche. Dall'inchiesta è emerso anche che il boss ergastolano Antonio Gallea, mandante dell'omicidio del giudice Rosario Livatino, a cui è stata concessa la semilibertà, sarebbe tornato a guidare la Stidda. Efficienza e riservatezza per riprendere le fila di una unita' strategica all'interno di Cosa nostra: dall'indagine viene fuori la capacita' degli esponenti di vertice delle famiglie mafiose di Agrigento, Trapani, Caltanissetta, Catania e Palermo di mantenere contatti riservati e garantirsi, quando necessario, reciproco appoggio e mutua assistenza.

Tra i fermati nell'operazione antimafia del Ros, due sono stati piu' volte condannati all'ergastolo per reati di mafia e omicidi. Uno in particolare, Angelo Gallea, e' stato condannato quale mandante dell'omicidio del giudice Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990. Dopo 25 anni di reclusione e' stato posto in semiliberta' per scontare il residuo di pena.

 
 
 
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