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Lombardo, "ho danneggiato i boss piu' di tutti"

di :: 02 marzo 2021 21:13

raffaele lombardo

raffaele lombardo

"I danni che ho fatto io, da Governatore, alla mafia sono immensi, ho danneggiato i boss più io che i miei predecessori e pure i miei successori...". La voce si Raffaele Lombardo si incrina per un attimo, poi l'ex Presidente della Regione siciliana riprende la sua 'autodifesa' davanti alla Corte d'appello di Catania, dove è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Nella scorsa udienza la Procura generale, dopo una requisitoria fiume, ha chiesto per l'ex governatore la condanna a sette anni e quattro mesi di carcere. "Una assurdità", commentò a caldo Lombardo. E Oggi, per poco più di due ore, ha reso dichiarazioni spontanee. Ma alle 15 ha dovuto interrompere la sua 'autodifesa' perché la Presidente della Corte d'Appello Rosa Angela Castagnola ha rinviato l'udienza al prossimo 16 marzo, quando Lombardo dovrà concludere la sua 'arringa' personale.

Oggi l'ex Governatore, che ha abbandonato - almeno ufficialmente - la politica, ha spiegato che le accuse a suo carico sono "infondate". E ha ribadito: "Io con i mafiosi non ho mai avuto nulla da spartire, la mia attività politica e amministrativa non è mai stata minimamente condizionata", dice Lombardo durante le dichiarazioni spontanee. E lo ripete più volte. Il nuovo processo di appello scaturisce dalla decisione della Corte della Cassazione di annullare nel 2018, con rinvio, la sentenza del procedimento di secondo grado, emessa l'anno prima, che era terminata con l'assoluzione di Lombardo dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e la condanna a due anni (pena sospesa) per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza. Una sentenza, quella di secondo grado, che a sua volta aveva riformato quella emessa il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, dal Gup Marina Rizza che lo aveva condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno all'associazione.

 "Mi auguro che alla conclusione del dibattimento ci si renda conto che non vi è alcuna prova" dei presunti contatti di Lombardo con Cosa nostra, dice. "Chi mi conosce sa che ho fatto sempre politica confrontandomi con le persone - dice - con miglio di persone, con grandi rischi e grande fatica". "Ho deciso di rendere dichiarazioni spontanee - aggiunge Lombardo - perché ancora oggi non riesco a capacitarmi di questa grave ingiustizia che sto vivendo. Le mie parole servono a dimostrare quanto grave e assurde siano queste accuse". "Non intendo sostituirmi all'attività difensiva condotta con grande scrupolo- dice Lombardo-ma non posso fare a meno perché per me e il mezzo con il quale posso dimostrare che questa è la mia vita. Sono qui per rappresentare come si sono svolti i fatti della mia vita".

"Dal 29 marzo del 2010 vivo questo incubo dal quale vorrei uscire per potere trascorrere serenamente il resto della mia vita, con mia moglie e i miei figli", ripete. Presente in aula anche il figlio, Toti Lombardo, avvocato. E il legale di Lombardo, Maria Licata. Il 29 marzo di undici anni fa era stato pubblicato un articolo che annunciava l'iscrizione nel registro degli indagati di Lombardo, allora governatore siciliano, per concorso esterno per mafia. "Questo processo - ha detto Lombardo- ha investito soprattuto la mia famiglia per gli effetti devastanti che ha avuto. Quei titoli di giornali e i servizi televisivi scrivevamo titoli con effetti irreparabili che si sono proiettati sulla mia vita e su quella della mia famiglia". E ricorda la sua infanzia: "Ho vissuto in una famiglia di persone oneste - dice - gran parte agricoltori, come mio padre. Sono di Grammichele dove ho vissuto fino al 1962 quando frequentai i salesiani". Ma la presidente della Corte di appello Rosa Anna Castagnola lo ferma e gli chiede di "attenersi" ai fatti contestati.

"Ho sempre combattuto la mafia. Da quando facevo attività politica. Mi ricordo di alcuni convegni con oltre mille persone presenti in cui facevo distribuivo degli opuscoli contro Cosa nostra", aggiunge. E poi spiega alla Presidente della Corte di appello Rosa Anna Castagnola di avere Avuto tra i suoi assessori anche magistrati, come Massimo Russo e Caterina Chinnici, quest'ultima oggi eurodeputata del Pd. Non solo. Cita anche l'ex presidente del maxi processo di Palermo Alfonso Giordano, che ha inflitto migliaia di anni di carcere ai vertici della cupola ma anche l'ex Procuratore Generale di Catania Giacomo Scalzo e Pier Luigi Vigna ex capo della Procura Nazionale Antimafia. Sono alcune delle personalità antimafia menzionate da Raffaele Lombardo durante le dichiarazioni spontanee e che hanno collaborato con l'ex governatore siciliano. E decine "tra giudici, uomini delle forze dell'ordine e imprenditori antiracket posti in ruoli delicatissimi del proprio partito e delle amministrazioni provinciali e regionali" che Lombardo ha retto tra il 2003 e il 2012. Ha quindi citato le intercettazioni dove "tutti gli esponenti mafiosi dichiarano le proprie preferenze elettorali per candidati e partiti diversi dai suo nel corso degli stessi anni e per ogni paese e cittá" indicando i suoi riferimenti "sempre distinti dagli uomini di Cosa Nostra". La prossima udienza sarà dedicata alla prosecuzione delle dichiarazioni di Raffaele Lombardo che "affronterà i settori, eolico e termovalorizzatori, nei quali grazie alla sua azione amministrativa la mafia ha perso miliardi di euro di possibili incassi".

"Questo processo si basa sulle dichiarazioni, anzi direi sulle menzogne dei cosiddetti collaboratori di giustizia'', ha aggiunto proseguendo con le sue dichiarazioni spontanee nel processo d'appello che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, in corso a Catania. L'accusa parla di presunti 'contatti' con il boss ennese Raffaele Bevilaqua, un nome venuto fuori anche durante l'esame del collaboratore di giustizia Dario Caruana, tra i testimoni dell'appello bis. ''Durante il processo sono a volte intervenuto - dice - perché le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia mi sembravano davvero eccessive''. E conclude ribadendo: "I danni che ho assestato io alla mafia e ai mafiosi non ha precedenti. Nessuno dei miei predecessori o dei miei successori ha arrecato gli stessi danni alla mafia". Le dichiarazioni spontanee proseguiranno il prossimo 16 marzo.

 
 
 
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