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La Mafia pronta a sfruttare la crisi del Covid-19

di :: 12 maggio 2020 08:28

guardia di finanza

guardia di finanza

Maxi blitz antimafia eseguito dalla guardia di finanza tra Palermo e Milano, in manette arrestate 91 persone. Tra i dedinatari del provvedimento anche degli insospettabili. Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori il rione palermitano dell'Acquasanta, una delle storiche roccaforti di Cosa nostra e regno dei Fontana che da tempo hanno trasferito molti interessi economici nel nord Italia. C'è anche Roberto Tartaglia, il nuovo vicecapo del Dap, tra i pm che hanno coordinato la maxi inchiesta 'Mani in pasta'. L'indagine, molto complessa, è stata coordinata dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta.

"In questi giorni le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa. Nelle prossime settimane, i riflessi di questa situazione, che riguardano naturalmente anche Palermo, in particolare i quartieri con maggiori difficoltà socio-economiche, tra i quali Arenella e Acquasanta, sono suscettibili di creare un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani della associazione criminale sul territorio d'origine e non solo". E' l'allarme lanciato dal gip del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, nell'ordinanza di custodia cautelare dei 91 arresti.

"Da una parte - avverte il gip nella misura - l'attuale condizione di estremo bisogno, persino di cibo quotidiano, di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell'economia sommersa, può favorire forme di ''soccorso mafioso'' prodromiche al reclutamento di nuovi adepti". "Dall'altra - aggiunge - il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ''interessato sostegno'' potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche della organizzazione criminale, vale a dire l'usura, il riciclaggio, l'intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione dell'aziende ai danni del titolare originario".

"Con riguardo alle implicazioni di natura economico-finanziaria della emergenza sanitaria, nella terza decade di marzo del corrente anno, le agenzie nazionali di rating e l'Unione nazionale delle imprese hanno pubblicato diversi documenti in cui si valutano la capacità delle diverse tipologie di imprese e di esercizi commerciali di ''resistere'' al prolungato blocco delle attività, la loro solvibilità, le chances di ottenere prestiti e le condizioni necessarie per la ''ripresa'' nei diversi settori di intervento - spiega ancora il gip Morosini nell'ordinanza -Secondo stime ormai ampiamente condivise dalle menzionate agenzie, i settori più colpiti dalle misure anti-contagio sarebbero quelli relativi alle piccole e medie imprese, agli artigiani, agli esercizi commerciali, in particolare bar, ristoranti, alberghi e altre strutture ricettive". "Si tratta, unitamente agli investimenti nel settore dei cantieri navali, del baricentro delle attività commerciali che insistono sui territori di pertinenza del mandamento di Resuttana e della famiglia dell'Acquasanta, per come emerge dai dati ricavabili dalla indagine della Guardia di Finanza - aggiunge ancora il gip Morosini - Gli approfondimenti della polizia giudiziaria si sono realizzati monitorando soprattutto le attività di panifici.

"Con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti, i componenti dell'organizzazione mafiosa potrebbero intervenire dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l'usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza tra operatori economici sul territorio e indebolendo i meccanismi di protezione dei lavoratori-dipendenti". "In effetti, nel presente procedimento la vena predatoria dei soggetti stabilmente inseriti nella famiglia mafiosa dell'Acquasanta, e di quelli ad essa riconducibili per condotte di fiancheggiamento o complicità, si è manifestata in plurime operazioni estorsive, in forme di illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, nonché nelle condotte di riciclaggio e intestazione fittizia di beni", dice il gip Morosini.

 
 
 
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