SEI GIA' REGISTRATO? EFFETTUA ADESSO IL LOGIN.



HAI DIMENTICATO LA PASSWORD? CLICCA QUI

NON SEI ANCORA REGISTRATO A {WA-NOMESITO}? CLICCA QUI E REGISTRATI !

 

Draghi: perché uno non vale uno

di :: 18 febbraio 2021 07:55

mario draghi

Mario Draghi

Se ci aspettavamo un whatever it takes, forse siamo rimasti delusi, ma il discorso programmatico del Presidente Draghi al Senato ha diverse perle al suo interno.

Su tutte, il richiamo all’unità, dopo mesi di divisioni politiche, che nemmeno una pandemia epocale aveva attenuato ma, anzi, solo amplificato: ‘Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia’.

Autorità e visione, le due parole che vengono subito in mente per un commento a caldo. La prima, incastonata nei molteplici applausi che ne hanno interrotto l’incedere, nonostante qualche missile lanciato con ferma grazia all’intero arco costituzionale; la seconda insita in alcuni passaggi pregnanti sul futuro del Paese. Forse il Prof. Draghi non è un grande oratore, va riconosciuto, o forse ha pagato l’emozione, ma per una volta guardiamo ai contenuti e non alla forma, poiché di dirette Facebook e annunci social si è solo abusato nei mesi scorsi. Contenuti dicevamo, che sono di un livello superiore rispetto a quello a cui eravamo abituati. L’attenzione alle nuove generazioni, all’ambiente, alla parità di genere, alla salute, alla crescita, in tutte le sue sfaccettature. Niente primule, niente banchi con le rotelle. Vaccini e scuola fino al 30 giugno.

Non mi soffermerò sull’irreversibilità della scelta dell’euro (missile), o sul fatto che nel frattempo il tanto decantato Mes sia scomparso dai radar, riposto in soffitta, dopo essere stato abilmente usato come grimaldello per la crisi (altro missile). Mi soffermerò, invece, su una parola normalmente non usata nel contesto in cui è stata usata: Solitudine. Una parola che durante la pandemia ha purtroppo caratterizzato il quotidiano di molti italiani, riportata oggi nella sua valenza pubblica, con un leggero richiamo alla Brexit (altro missile): ‘Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. C’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere.’ Parole da standing ovation.

Qualche critica dobbiamo farla, e la lanciamo su migrazione e asilo, su cui il Presidente ha detto cose più o meno banali, e non nel suo primo discorso, in cui ha dedicato poche righe, ma nelle repliche. Una performance comunque da compitino, probabilmente il tema non è il suo forte. E servirà impegnarsi, visto lo stallo degli ultimi anni e la grandezza delle sfide che ci aspettano in Europa.

Poi il passaggio esemplare sull’impegno (scarso) di questa generazione, in connessione con il Next Generation EU: ‘Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti... Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo." Altra standing ovation. Che si merita pure per le parole dedicate alla parità di genere: ‘Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi.’

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma tanto basta per dichiarare il fallimento dei fautori dell’uno vale uno, dei vari ‘o Conte o niente’. Riascoltiamo o rileggiamo il discorso e ricordiamoci perché uno non vale uno e perché Mario Draghi non è Giuseppe Conte.

Per la credibilità. Che ha anche mostrato sino alla fine, ringraziando per la stima riposta dai partiti, che a sua detta va però ‘validata nei fatti nell’azione del governo da me presieduto’. Ce lo auguriamo tutti, in nome di quell’unità che non è un’opzione, ma un dovere: in bocca al lupo, Presidente, in bocca al lupo, Italia!

 
 
 
ULTIME NOTIZIE
 
 
 
x

ATTENZIONE