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Depistaggio Borsellino, "Si diceva che Gaetano Scotto aveva contatti con i servizi segreti".

di :: 24 marzo 2021 20:03

Depistaggio Borsellino, Si diceva che Gaetano Scotto aveva contatti [...]

"Si diceva che Gaetano Scotto aveva contatti con i servizi segreti". A dirlo, collegato in videoconferenza al processo sul cosiddetto depistaggio sulle indagini sulla strage di Via D'Amelio, è il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Gaetano Scotto, imprenditore edile e costruttore dell'Arenella di Palermo, è ritenuto il 'boss dei misteri'. I pentiti lo indicano come il trait d'union fra i vertici di Cosa nostra e servizi segreti deviati. E oggi, al processo di Caltanissetta, il collaboratore Fontana ha confermato: "Ai primi anni Novanta, diciamo tra il '91 e il '92, Scotto girava con un maggiolone nero. Parlando con Nino Pipitone dicevamo: 'Chissu chi va a fare a Montepellegrino? U guardone?" Cioè cosa ci va a fare a Montepellegrino, il guardone?- dice Fontana- e Pipitone mi diceva che andava a trovare degli 'amici'" facendo capire che si trattava di uomini dei servizi segreti.  Nei giorni scorsi il boss Gaetano Scotto è stato rinviato a giudizio per l'omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio.  Tempo fa Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto che dopo l'uccisione del figlio non ha più tagliato la barba, disse: "Mia moglie ha riconosciuto Scotto in una foto sul giornale, era uno di quelli che seguì Nino all'aeroporto di Catania, prima della partenza per il viaggio di nozze. Quel giorno, mio figlio era preoccupato".  

Il nome del costruttore Scotto, che da un anno circa è detenuto in carcere, è tornato più volte nelle indagini sui mandanti occulti della strage Borsellino, del 19 luglio 1992. Sarebbe stato Scotto (o almeno, il suo telefonino) a chiamare, il 6 febbraio di quell'anno, il castello Utveggio di Palermo, la scuola per manager Cerisdi che avrebbe nascosto una struttura dei servizi. Un fatto quest'ultimo mai acclarato. Scotto è tornato in carcere un anno fa dopo un blitz della Dda contro la famiglia mafiosa dell'Acquasanta. Come hanno ricostruito il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e i sostituti Amelia Luise e Giorgia Righi, Gaetano Scotto, appena tornato libero a gennaio del 2016, avrebbe ripreso in mano il comando della famiglia mafiosa dell'Arenella, che durante la sua detenzione sarebbe stato affidato ai fratelli e a Paolo Magrì. Con esiti che al boss non sarebbero affatto piaciuti, anche da un punto di vista economico perché sarebbe stato in parte dilapidato il suo patrimonio. Dopo gli arresti era emerso che il boss percepiva anche il reddito di cittadinanza. L'udienza preliminare è ancora in corso davanti al gup. 

 
 
 
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