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Stragi del '92: "i corleonesi puntarono su Santo Mazzei"

di :: 02 luglio 2020 13:11 :: aggiornamento 02 luglio 2020 14:48

Stragi del '92: i corleonesi puntarono su Santo Mazzei

"Nitto Santapaola non aveva alcuna voglia di partecipare ad attentati eclatanti", e i corleonesi puntarono su Santo Mazzei per acquisire il consenso delle famiglie etnee di Cosa Nostra. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, nel corso della requisitoria giunta alla quarta udienza, nel processo in cui il latitante Matteo Messina Denaro e' imputato come mandante delle Stragi del '92. "Cosa Nostra era un monolite di facciata ma all'interno era pieno di scricchiolii, che diventarono assordanti quando (Toto') Riina mosse le sue truppe cammellate - ha detto il pm - per cercare il consenso nelle famiglie, non appena comprese che il Maxiprocesso non era influenzabile".

"L'omicidio del poliziotto Giovanni Lizzio (27 luglio 1992) servi' per dimostrare che anche i catanesi avevano ucciso qualcuno in quei mesi. Subito dopo furono messe in giro delle voci sulla vita privata di Lizzio, quasi a dimostrare che lo stesso Santapaola volesse inoculare il concetto che la sua famiglia non autorizzava omicidi eclatanti contro uomini dello Stato". Tanto che il procuratore aggiunto Gabriele Paci definisce "una partecipazione a tempi stretti" quella dei catanesi nelle Stragi del novantadue, evidenziando la figura di Santo Mazzei "personaggio inviso a Santapaola, che venne cooptato dai corleonesi proprio per creare confusione all'interno delle famiglie catanesi".

Durante la sua ricostruzione, Paci ha descritto i rapporti all'interno della commissione regionale di Cosa Nostra, citando le riunioni accertate anche dalla sentenza della corte d'Assise d'Appello di Catania sul processo Borsellino. Le dichiarazioni di Leonardo Messina furono confermati da un plotone di collaboratori di giustizia catanesi, come Maurizio Avola. Il riferimento e' ad alcune riunioni avvenute ad Enna, tra la fine del '91 e i primi mesi del '92. Santo Mazzei, sul quale Toto' Riina puntava per il consensi delle famiglie catanesi alle stragi del Novantadue, diede perfino il proprio nomignolo al clan da lui guidato: "Carcagnusu" era chiamato lui, e "Carcagnusi" furono indicati i suoi uomini. Insieme a Giuseppe Garozzo negli anni settanta, Mazzei era uno dei componenti principali dei "Cursoti", i predatori dell'Antico Corso di Catania.

Per decenni si sono contrapposti alla famiglia catanese di Cosa Nostra dei Santapaola-Ercolano, tanto che il capobastone Santo fu fatto uomo d'onore per la sua caratura criminale da Leoluca Bagarella, giunto appositamente a Catania nel 1992 assieme ad Antonino Gioe' e Giovanni Brusca. Mazzei diede vita a una faida interna a Cosa nostra, che lo contrappose all'ala 'moderata' guidata dalla 'famiglia' Santapaola, che non voleva omicidi eccellenti a Catania. Con Santo Mazzei in carcere confinato al 41 bis, lo scettro del potere e' stato ereditato dal figlio Sebastiano detto "Nuccio", arrestato nell'aprile del 2015: aveva sotto il suo letto un'ascia. Recentemente sono stati sequestrati al genero a e alla figlia del capomafia i beni perche' ritenuti frutto di attivita' illegali.

 
 
 
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