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Operazione antimafia a Catania,
colpito il clan dei "Mazzei"

di :: pubblicato il 20 gennaio 2020 08:47 :: aggiornato il 23 gennaio 2020 14:50

Sono in tutto 23 le ordinanze emesse dalla Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro (10 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 8 raggiunte da misure interdittive). A eseguire i provvedimenti nelle province di Catania e Trapani, ci hanno pensato i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catania e i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. I reati contestati sono quelli di associazione di stampo mafioso, associazione a delinquere, estorsione in concorso, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, falsità commessa dal privato in atto pubblico, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di scritture contabili. Viene inoltre contestata l'aggravante di avere agito al fine di agevolare il clan mafioso "Mazzei" (meglio conosciuto come i "carcagnusi") e con il metodo mafioso. I finanzieri del comando provinciale, hanno eseguito anche sequestri preventivi per oltre 20 milioni di euro. 

Il provvedimento trae origine da un’indagine, denominata “Vento di Scirocco”, avviata dai carabinieri  nel 2016 mediante intercettazioni, pedinamenti e controlli sul territorio, ulteriormente riscontrati dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e nel corso della quale è stato possibile accertare la responsabilità degli indagati in relazione alla loro appartenenza alla famiglia mafiosa dei Mazzei, storicamente affiliata a cosa nostra e operante nel territorio della provincia di Catania. Il complesso delle attività di indagine sviluppate dai Carabinieri ha consentito di definire inoltre la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli affiliati, nel contempo, frizioni nelle dinamiche relazionali all’interno della famiglia mafiosa sia in relazione alla corretta gestione dei proventi derivanti dalle attività illecite, sia per dirimere i contrasti venutisi a creare tra due esponenti di spicco del sodalizio per assumere la leadership all’interno del clan.

In particolare, l’indagine, avviata allo scopo di monitorare le attività della famiglia “Mazzei” e del suo esponente di spicco Angelo Privitera detto “Scirocco”, avrebbe consentito di individuare quale sede operativa l’esercizio commerciale “Ideal Carne”, gestito dai fratelli Luciano e Pietro Lo Re, dove secondo la ricostruzione dei carabinieri, si incontravano tutti gli elementi di spicco – tra i quali, Angelo Privitera, Carmelo Munzone, Carmelo Pantalena, Sergio Minnella e Claudio Loria – "al fine di discutere delle dinamiche criminali del gruppo mafioso, della gestione degli affari illeciti derivanti dall’usura e dalle estorsioni, nonché della tensione venutasi a creare in seno alla “famiglia” successivamente ai contrasti sorti tra Santo Di Benedetto, detto “Santo u panitteri” e Mario Maugeri, detto “Mario Ammuttaporte”, per il riconoscimento della leadership in seno al clan Mazzei". Secondo la ricostruzione, i Carabinieri hanno altresì documentato il reimpiego dei proventi delle attività illecite mediante "l’intestazione fittizia della “World Games Srl”, operante nel settore delle scommesse on line e nell’attività di gestione, noleggio e assemblaggio di apparecchiature elettroniche inerenti i giochi". In particolare, Angelo Privitera e Carmelo Pantalena attribuivano fittiziamente a Alessandro Lizzoli la titolarità delle quote della predetta società, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

"L'operazione di oggi è emblematica di quella che è la perfetta sinergia che si può realizzare tra criminalità organizzata e mondo dell'imprenditoria. Queste situazioni fotografano una realtà in cui l'imprenditoria sana si trova sempre più messa all'angolo perché, data l'illecita concorrenza, di questi imprenditori spregiudicati, non può operare sullo stesso piano e con lo stesso tipo di armi". Lo ha affermato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro incontrando i giornalisti  "Se s'importa il gasolio in una determinata maniera, se si riesce a farlo entrare nel circuito commerciale in una determinata maniera - ha aggiunto Zuccaro - é ovvio che l'imprenditore onesto non può andare avanti. Se vi sono imprenditori che sono disposti a ricorrere alla mediazione e all'intervento dell'arroganza mafiosa, non vi é dubbio che per gli imprenditori onesti vi é sempre meno spazio. Noi riteniamo essenziale questa azione di contrasto per assicurare uno sviluppo a questo territorio i cui lo sviluppo da tempo manca".

Tra le pesone raggiunte dal provvedimento ci sono Francesco Burzotta, di 59 anni; Salvatore Giannone, di 63 anni; Sergio Leonardi, di 41 anni; Luciano Lo Re, di 48 anni; Pietro Lo Re, di 54 anni; Claudio Loria, di 50 anni; Sergio Minnella, di 59 anni; Carmelo Munzone, di 63 anni; Angelo Privitera, di 55 anni. Analogo provvedimento per Carmelo Pantalena, 46enne, gia' detenuto. Ai domiciliari il 35enne Eugenio Barbarino, il 50enne Alessandro Concetto Caldarera, il 47enne Alessandro Lizzoli, il 51enne Bernardo Toscano e il 40enne Massimiliano Ponturo. Per altri otto indagati, invece, e' scattato il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi: sono Alberto Pietro Agosta, di 33 anni; Antonino Campagna, di 55 anni; Filippo Cutrona, di 30 anni; Gioacchino Falsaperla, di 54 anni; Salvino Frazzetto, di 60 anni; Salvatore Giuffrida, di 36 anni; Federico Pandetta, di 36 anni; Salvatore Pinta, di 63 anni.

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