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Indebite compensazioni di imposte,
24 arresti e sequestri

di :: pubblicato il 10 luglio 2020 07:44 :: aggiornato il 11 luglio 2020 17:50

Indebite compensazioni di imposte,24 arresti e sequestri

I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania, in collaborazione con i Comandi provinciali di Milano, Roma, Viterbo e Latina, su delega della Procura distrettuale etnea, hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari nei confronti di 30 persone (3 in carcere, 21 agli arresti domiciliari e 6 raggiunte dal divieto di esercitare l'attività imprenditoriale per un anno). Sono indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni aggravate dalla partecipazione di professionisti. L'operazione, denominata "Fake credits", trae origine dall'esecuzione di una verifica fiscale svolta nei confronti di un istituto di Vigilanza Privata di Belpasso, conclusasi con la segnalazione di violazioni in materia di indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro.

Lo schema fraudolento, secondo l'accusa, era stato ideato e alimentato da una rete di professionisti attivi su tutto il territorio nazionale, ricostruito dai Finanzieri, anche attraverso una meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari generati dalle operazioni commerciali finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori economico- finanziari, si snodava lungo le tre fasi. Prima il reperimento e costituzione di societa' "farlocche" in mano a prestanome, titolari di crediti "impositivi" puntualmente emergenti dalle dichiarazioni fiscali presentate. Poi la commercializzazione dei crediti tributari fasulli a beneficio delle societa' sopra specificate caratterizzate da consistenti esposizioni con l'Erario, infine l'effettuazione delle operazioni di compensazione crediti tributari fittizi - debiti tributari reali mediante compilazione e inoltro telematico dei modelli di pagamento. Seguiva poi la gestione dei corrispettivi originati dagli accolli e dalle operazioni di cessione del credito.

Secondo l'accusa, la Confime di Tony Paladino giocava il ruolo decisivo nell'iter delittuoso annoverando tra gli associati societa' costituite al solo fine di esporre nelle dichiarazioni fiscali, presentate nel corso della loro breve vita, crediti d'imposta fittizi. 

La Confimed, disponeva di professionisti incaricati di apporre il visto di conformita' nelle dichiarazioni attestanti i falsi crediti erariali, offriva ai propri convenzionati gravati da debiti tributari, la possibilita' di beneficiare di crediti erariali inesistenti proponendo un fideiussore svizzero (peraltro non abilitato a svolgere attivita' finanziaria in Italia) per garantire le operazioni commerciali e, da ultimo, incassa in nome e per conto delle accollanti/cedenti gli ingenti corrispettivi pattuiti per le operazioni di accollo/compravendita dei crediti. Gli associati della Confimed, imprese beneficiarie delle finalita' illecite, secondo la ricostruzione, sfruttavano la possibilita' di alleggerire la propria posizione debitoria con l'Erario, ottenendo un vantaggio economico pari ad almeno il 20% del carico impositivo dovuto; queste imprese non avevano remora ad affidare ingenti somme di denaro alle societa' accollanti e cedenti prima, e alla Confimed Italia, ben consapevoli del vantaggio finanziario che ne sarebbe derivato.

Molteplici sarebbero gli elementi indiziari a sostegno della consapevolezza dei soggetti imprenditoriali beneficiari delle indebite compensazioni circa la partecipazione a un preciso disegno criminoso: un esame superficiale del bilancio pubblicato dalle societa' detentrici dei crediti fittizi pone pochi dubbi circa la non veridicita' dei dati economici esposti; la scelta di Confimed del fideiussore svizzero (nemmeno iscritto negli albi tenuti dalla Banca d'Italia) e la lettura della polizza assicurativa proposta inducevano a ritenere che le imprese accollanti non avrebbero prestato alcuna garanzia per l'adempimento degli obblighi assunti. Le fiamme gialle del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catania stanno sottoponendo a sequestro preventivo 11 società commerciali, "aziende utilizzate dagli indagati unicamente per perpetrare i reati tributari in contestazione", spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle. In corso anche sequestri preventivi (pure per equivalente) finalizzati alla confisca di 9,5 milioni di euro.

In carcere, a Catania, sono stati condotti il presidente dell'ente di datori di lavoro Confimed Italia, Antonino Paladino, di 57 anni, un dipendente del suo studio professionale, Gaetano Sanfilippo, di 43 anni, e un professionista consulente amministrativo di Confimed Italia, Andrea Nicastro, di 46 anni. Agli arresti domiciliari sono stati posti i certificatori di crediti che l'accusa ritiene inesistenti: Paolo Bigo, di 62 anni, e Silvia Gregorini, di 56, operativi su Roma. Domiciliari anche per i commercialisti Giuseppina Licciardello, di 60 anni, di Catania; Pasquale Toscano, di 54 anni, operativo su Latina con studio a Napoli; e Daniele Nicotra, di 38, di Catania. Arresti domiciliari anche per rappresentanti legali e amministratori delle società indagate dalla Procura di Catania: Salvatore Debole, 63 anni, amministratore di fatto della Ancr di Belpasso; Giuseppe Vetrano, di 61, della Delivery Express di Catania; Gesualdo Piazza, di 45, della San Francesco Cooperativa di Caltagirone; Fabrizio De Santis, di 59, della Pachira srl di Roma; Maria Rosa Crocco, di 62, della B suite società cooperativa di Rignano Flamino (Rm); Carlo Noto, di 55, della Quattrotempi srl di Roma; Roberto Pes, di 55, de La Cartomatica srl di Roma; Piero Guardabascio, di 56, de Il Garofalo di Roma; Sebastiano Di Meo, di 59, della Di Meo srl di Napoli; Cosimo Damiano Gallone, di 38, detenuto a Verona per rapina, della Cbl trasporti di Pero (Mi); Mario Barrella, di 58, della Cbl trasporti di Pero (Mi); Marco Maggio, di 41, di Job act società cooperativa di Milano; Carmine Pelloni, di 57, della Molly Malone 2015 srl di Segni (Rm); Davide Bertolini, di 45, della Textile export srl di Roma; e Michele Antonio Gerardo Gallo, di 75, della Texile export srl di Roma. Il Gip ha disposto anche il divieto temporaneo di esercitare la loro attività a sei imprenditori: Claudia Debole, di 37 anni, della Ancr di Belpasso; Giacomo Celesti, di 50, della Business project industrial service srl unipersonale di Augusta (Sr); Federico Risicato, di 46, della Vigil service srl di Belpasso; Michele Spera, di 53, della Re.point srl di Ragusa; Rita Gianformaggio, di 27, della New solar srl di Catania; e Renato Balsamo, di 67, della Ariel società cooperativa di Catania.

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