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Il boss ordinava dal carcere,
eseguiti venti provvedimenti

di :: pubblicato il 03 giugno 2020 07:26 :: aggiornato il 04 giugno 2020 07:47

carabinieri

Carabinieri

I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale etnea, hanno eseguito eseguendo su tutto il territorio nazionale un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 20 persone tutte ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti ed altri reati. L’organizzazione mafiosa, legata a “cosa nostra” catanese rappresentata dalla famiglia “Santapaola-Ercolano”. Secondo le prime indiscrezioni, l'ergastolano boss Pietro Puglisi, genero dello storico capomafia deceduto Giuseppe Pulvirenti, detto 'U Mappassotu', prima di essere posto al 41 bis, avrebbe dato ordini sulla gestione del clan che aveva la sua base a Belpasso, una volta Malupasso, come è stata denominata l'operazione.

Le indagini scattate nel 2017, avrebbero consentito di accertare la struttura e l’organigramma di singoli gruppi del clan mafioso, ed in particolare di quello operante nel territorio di Mascalucia sotto la direzione dei familiari dello storico boss ergastolano Pietro Puglisi. Dalle indagini sarebbe emerso, come dalla gestione illecita del del gruppo di Mascalucia - diretto sempre da Puglisi all’epoca dei fatti ancora non sottoposto al regime 41 bis negli anni precedenti alla scarcerazione dei figli, Salvatore Puglisi e Giuseppe Puglisi, secondo la ricostruzione, era stata demandata a Salvatore Mazzaglia, CMirko Pompeo Caseae a Alfio Carcitto, quest’ultimo coadiuvato dal figlio Antonio, che si si erano inoltre avvalsi tra gli altri della fattiva collaborazione dei fratelli Bonanno. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Salvatore Bonanno, poi divenuto collaboratore di giustizia, negli anni precedenti approfittando dell’assenza degli esponenti apicali del gruppo in quanto detenuti, aveva assunto un ruolo importante,, tanto da avviare e gestire personalmente le attività estorsive con la collaborazione dei suoi fratelli, andando ben oltre i compiti assegnatigli.

Dopo la sua scarcerazione, Salvatore Puglisi, nell’anno 2017 diventa subito responsabile del gruppo di “Mascalucia” riaffermando il controllo del territorio e la posizione di vertice che aveva prima dell’arresto, operando in sinergia con gli altri sodali del gruppo. L’indagine in particolare è scattata grazie alla denuncia sporta presso gli uffici della Compagnia di Gravina di Catania nel febbraio del 2017 per tentata estorsione dai fratelli Giovanni e Salvatore Carmeni, titolari di una ditta di costruzioni, i quali indicavano solo di aver rinvenuto presso un proprio cantiere edile un biglietto manoscritto a carattere intimidatorio, riportante l’inequivocabile richiesta del pagamento di una somma di denaro, pena la distruzione dello stesso cantiere. Grazie alle indagini, tradizionali e tecniche, è stato possibile individuare tutta la linea gerarchica dell’organizzazione criminale, facente capo al clan mafioso Santapaola- Ercolano, e che era guidata dall’ergastolano Pietro Puglisi che esercitava l’azione di comando dal carcere tramite i figli Salvatore e Giuseppe, e di ricostruire l’esatta composizione del gruppo malavitoso e i ruoli dei sodali, ma soprattutto di fotografare la mappa delle attività illecite, con riferimento particolare a quelle estorsive poste in essere nei confronti di esercenti e imprenditori.

Le somme estorte alle vittime venivano destinate al mantenimento dei sodali detenuti, in primis di Pietro Puglisi, nonché al soddisfacimento delle esigenze comuni del gruppo. Tale attività avrebbe consentito sin da subito e precisamente il 14 marzo 2018, di sottoporre a fermo di indiziato ben sette elementi di vertice del gruppo, i quali avevano palesato propositi omicidiari nei confronti di un esponente della “famiglia” per un contrasto a seguito di una attività estorsiva. Le indagini, avrebbero anche consentito di dimostrare, con riferimento ad un territorio particolarmente esteso, che il clan imponeva la sua forza e dominio del territorio anche con il traffico di marijuana e hashish, dimostrando capacità organizzativa nel perpetrare le attività illecite e con l’intento di acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque l’assoggettamento di attività economiche e altro per realizzare profitti o vantaggi ingiusti.

Viene evidenziato, che il positivo esito dell’attività di indagine è stato conseguito anche grazie al fatto che gli inquirenti sono stati capaci di infondere fiducia in molti commercianti e imprenditori vittime di estorsione da parte del gruppo mafioso di Mascalucia e che hanno trovato il coraggio di ammettere i fatti confermando ulteriormente le responsabilità degli indagati. Invero all’esito delle indagini sono stati contestati ben 15 episodi estorsivi e, nella maggior parte dei casi, gli indizi che già emergevano dalle attività di intercettazione hanno trovato sicuro riscontro e conferma nelle dichiarazioni delle vittime, e solo in pochi limitati casi invece le vittime sono state denunciate per favoreggiamento degli estortori per avere dichiarato il falso.

Tra le perone raggiunte dal provvedimento ci sono Alessandro Bonanno, del 90; Rosario Cantone, cl. 56; Fabio Cantone, cl. 87; Alfio Carciotto, cl. 61; Antonio Carciotto, cl. 91; Mirko Pompeo Casesa cl. 83; Alfio Currao, cl. 67; Agatino Fabio Frisina, cl. 79; David Giarrusso, cl. 77; Rosario Emanuele Leone, cl. 79; Giuseppe Iudica, cl. 73; Giovanni Mazzaglia, cl. 90; Salvatore Mazzaglia, cl. 57; Pietro Puglisi, cl. 58; PUGLISI Giuseppe Puglisi, cl. 86; Salvatore Puglisi, cl. 79; Salvatore Rannesi, cl. 67; Salvatore Tiralongo, cl. 75; ai quali è stata applicata la custodia in carcere. Michele Abate, cl. 75; Andrea Gulisano, cl. 73, sono stati applicati gli arresti domiciliari.

 
 
 
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