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Fase 3, "nei tribunali la fase 2 non è mai partita"

di :: 05 giugno 2020 15:12

tribunale

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Una fase 2, nei tribunali, mai partita per un settore nel quale lo smart working non funziona, anche per oggettivi motivi di sicurezza, con il risultato di creare "una situazione che rischia di esplodere in autunno", denuncia l'avvocato civilista Maria Masi, presidente del Consiglio Nazionale Forense, ospite di 24 Mattino su Radio 24. "Questa auspicata seconda fase in realtà non è mai partita, se non in maniera disomogenea su tutto il territorio. Un blocco del tutto ingiustificabile perché ci sarebbero tutte le condizioni di una ripresa organizzata nella maggior parte dei tribunali - dice Masi - abbiamo più volte contribuito in maniera pratica suggerendo soluzioni perché ciò potesse avvenire: il Consiglio nazionale aveva manifestato disponibilità ad elaborare le linee guida per la ripresa nella seconda fase, linee guida che invece non vengono applicate sebbene evocate nei protocolli". E a proposito di protocolli, "ce n'è una pluralità che di fatto non fa altro che aumentare la confusione".

Alla fine, si è arrivati a quella che Francesco Mannino, presidente del Tribunale di Catania, definisce come "una sorta di federalismo perché ogni tribunale ha cercato di adattarsi alla ripresa". Telelavoro, smart working, video collegamenti, processi a distanza? Per far capire qual è la situazione, il presidente del Tribunale di Catania porte l'esempio che gli è più vicino: "a Catania scontiamo la carenza di aule dotate di video collegamenti, ne abbiamo solo tre su 13 aule. Ci sono tentativi per sopperire a questa carenza - spiega Mannino - anche con software e modalità di collegamento alternativi sulla cui legittimità, però, gli avvocati hanno sollevato delle eccezioni, per cui il mio invito ai colleghi è, nel dubbio, a non rischiare il processo perché si rischia di andare avanti per vederselo poi dichiarato nullo in Corte di Appello o Cassazione". A questo si aggiunga che, se il ministero della Funzione Pubblica ha indicato lo smart working come l'attività lavorativa principale anche negli uffici giudiziari, non ha però tenuto conto del fatto che questo, proprio qui, non può essere applicato "per motivi di sicurezza, dei dati, dei processi e per evitare attacchi informatici - fa notare Mannino - Non possiamo consentire che dall'esterno si acceda con facilità ai nostri sistemi".

 
 
 
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